Il Pd non cede alle sirene: M5s e Lega stessa cosa

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“Repubblica” fa il tifo per un’intesa Pd-M5s ma è una discussione che non esiste. Zingaretti: “Chi vota M5s vota Lega”

“I Cinque stelle sono la stessa cosa di Salvini, come vedono tutti gli italiani. Continuano a governare con lui. Hanno fatto le politiche che ha voluto Salvini, basti pensare ai condoni fiscali ed edilizi. Fanno le stesse cose: hanno prodotto crescita zero e occupazione zero. Hanno fermato il paese e raddoppiato gli interessi sul debito pubblico. Vanno a braccetto. Bisogna ridare la parola agli italiani”. Graziano Delrio stronca sul nascere la discussione (che peraltro nel Pd non esiste, esiste però molto sui giornali) su un’ipotetica alleanza fra Cinquestelle e il partito di Zingaretti.

Non c’è nessuno, al Nazareno, che sia minimamente intenzionato ad aprire questo dibattito non solo, com’è ovvio, fino al 26 maggio, ma nemmeno dopo, in assenza di novità sconvolgenti che allo stato nessuno può prevedere. Sono i grandi giornali a spingere per l’ipotesi di un asse M5s-Pd in funzione anti-Salvini. La nuova Repubblica di Carlo Verdelli – ieri al suo edordio nella nuova veste – pare insistere molto su questa linea, considerando la Lega un problema per la democrazia.

Non che non vi siano ottimi argomenti a sostegno di quest’ultima tesi, che d’altronde è anche del Pd. Ma il punto è che per il Nazareno il partito di Di Maio è sostenzialmente indistinguibile – nei contenuti – a quello di Salvini. Per questo la parola d’ordine di Zingaretti e dei suoi è: “Votare M5s è come votare la Lega”. Il segretario ha spiegato ieri proprio a Repubblica: “Salvini e Di Maio non sono avversari, sono complici. Chi vota Di Maio vota Salvini. E questo governo del contratto, che poteva essere uno strumento credibile, è diventato il governo dell’inciucio e delle poltrone. Pensano soltanto alla spartizione del potere. Il costo democratico ed economico  è altissimo. Lo dice Tria: o aumenta l’Iva o tagliano i servizi sociali. Questa è la realtà. Perciò drogano la discussione con i loro litigi”.

Forse fiutata l’aria, lo stesso Di Maio si è preoccupato di precisare: “Questo Pd è subdolo, è ancora il Pd dei renziani con Zingaretti davanti. Io non ci voglio avere nulla a che fare”.

Le sirene di un Di Maio improvvisamente progressista o come dice lui stesso “moderato” non incantano nessuno, dunque. La questione va derubricata a chiacchera politica. Perché di tratta di trasformismi buoni per la campagna elettorale. E spie, semmai, della paura del sorpasso del Pd, un’ipotesi che ormai circola da settimane.

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