Il Pd è pronto per la sfida digitale

Focus

Serve una piattaforma Dem per connettere iscritti, militanti ed elettori

La portata straordinaria dell’economia digitale sul funzionamento del capitalismo globale impone una riflessione politico culturale profonda. Il più grande errore che potremmo commettere sarebbe quello di andare incontro alla rivoluzione del capitalismo globale a compartimenti stagni: gli industriali per conto loro, i sindacati indipendentemente dalle trasformazioni in atto nella catena del valore di numerosi settori, così come musicisti e attori da un lato e i giornalisti dall’altro, gli sportivi per conto proprio e poi i giovani blogger, che ritengono di non aver bisogno di regole, come se i diritti d’autore riguardassero solo alcuni talenti e non altri, e poi ancora medici, insegnanti a vari livelli, commercianti. L’analisi, è evidente, non può essere solo culturale ma deve toccare tutte le responsabilità della politica. È questa la sfida culturale che lancia il PD con il Dipartimento Economia e società digitale.

Siamo di fronte a una rivoluzione epocale paragonabile a quella dell’invenzione della ruota o della carta. Anche superiore per impatto economico a quelle che hanno poi portato alla rivoluzione industriale. Dall’energia a vapore, ai telai, dall’energia elettrica alla meccanizzazione con i primi computer. Con le autostrade telematiche il mondo è in movimento ogni istante della nostra vita e conosce tutto di tutti.

La rete risolve alcuni problemi, ma ne pone a sua volta degli altri: equità fiscale, diritti, riservatezza, tracciabilità, regole di funzionamento del commercio, criptovalute che superano i confini degli Stati. Non ci salverà l’algoritmo, ma ci salveranno gli uomini che sapranno utilizzare l’algoritmo in nome e per conto del benessere della collettività. La dematerializzazione della ricchezza necessita di un approccio radicalmente nuovo e l’intelaiatura fiscale che regola i rapporti tra i vecchi Stati nazionali, società e imprese deve necessariamente adattarsi alle nuove regole del mercato. Dalla musica al cinema, dalla finanza ai media. Dal commercio elettronico al turismo, alla cultura. Dalla sanità alla sicurezza, ai giochi. Una rivoluzione radicale in corso di usi, costumi, business e stili di vita. Tocca al PD, unica vera alternativa a questo governo Lega-M5S, spingere la politica italiana ed europea nel trovare il coraggio di regolare le distorsioni. La politica europea ha la grande responsabilità di non aver capito in tempo l’impatto dell’economia digitale sul fisco e sulla trasformazione del lavoro.

Oggi non c’è più distinzione tra economia reale e economia digitale. Tutta l’economia è digitale. È dovere della politica regolare, intercettare e accompagnare i cambiamenti che vanno iscritti d’ufficio nella più ampia rivoluzione impressa al capitalismo moderno dal digitale: la ‘data economy’. Chi detiene dati e informazioni possiede oggi la materia prima, un capitale con valore inestimabile su cui poggiano le nuove catene del valore. Ma chi detiene i dati di ognuno di noi deve sapere che non può farci quello che vuole senza il nostro volere.

Al tempo del digitale, i dati valgono, spesso, più del cemento o dell’oro. Va fatta una battaglia politica seria in Europa per la portabilità dei dati; dati che appartengono a chi li genera e non a chi li gestisce facendo business. I dati dello Stato, poi, considerati sensibili, legati ad ognuno di noi, dall’anagrafe, alla salute, dal fisco, alla giustizia devono essere tenuti in cloud pubblici gestito dalla Repubblica e non da soggetti privati che possono utilizzarli per rafforzare i propri interessi.

Non essere in grado di interpretare la rivoluzione digitale significherebbe alzare bandiera bianca di fronte alla concentrazione di valore e di potere del nuovo capitalismo globale che spesso utilizza tecnologie, risorse finanziarie e informazioni che non detengono nemmeno i governi dei grandi Paesi. In quel caso, il passaggio dal game power al game over è automatico. In questo contesto si inserisce il Dipartimento Economia e società digitale e, operativamente, il nuovo PD digitale, fortemente voluto dal segretario Zingaretti; il PD digitale è una vera e propria startup che ricostruirà, amplierà e connetterà attraverso tutti gli strumenti tecnologici disponibili iscritti, militanti, elettori e semplici cittadini che vogliono conoscere le proposte o dare un contributo di idee. Il PD digitale, attraverso una moderna piattaforma web, dalla filosofia diametralmente opposta alla sterile ‘commentocrazia’ di Rousseau, costruirà una vera e propria agorà sulla rete sempre connessa e in grado di partecipare attivamente ad ogni decisione del Partito Democratico.

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