Il 3 marzo il Pd deve (ri)nascere

Focus

Il Partito democratico ha senso se è in grado di rialzarsi e rilanciare una iniziativa politica forte, coraggiosa, autonoma per l’Italia e per l’Europa. Per questo voterò Zingaretti

Per chi come me ‘milita’ praticamente da sempre, un congresso è sempre un momento speciale. Una bella occasione, da non sciupare, per ritrovarsi, confrontarsi, cercare nuove ragioni e prospettive, correggere la rotta, scegliere nuove leadership.

Ma questo conta il giusto, questa volta. Questo congresso, in questo momento, non è una faccenda che riguardi la sola comunità del PD. Rischio l’enfasi, ma il rischio che si corre sottovalutando l’appuntamento del 3 marzo mi pare ben peggiore.

Un anno fa le urne hanno sancito un verdetto inequivocabile sugli anni alle nostre spalle, i nostri governi, le nostre politiche. Un verdetto severo, dal mio punto di vista ingeneroso, ma serve ribadirlo ora? La verità è che il Paese ha deciso di cambiare rotta, bruscamente, premiando col consenso forze politiche lontanissime da noi per cultura, prassi, concezione dello Stato e delle Istituzioni. Una miscela esplosiva di populismo e nazionalismo, improvvisazione e spregiudicatezza che da ormai otto mesi malgoverna il Paese, alternando disumanità e propaganda, grandi proclami e piccolo cabotaggio. Fomentando cinicamente gli umori più neri.

Tutti gli indicatori sociali ed economici quotidianamente ci ricordano di cosa avremmo bisogno, di che classe dirigente occorrerebbe per trarre l’Italia dalle secche degli ultimi 11 anni. Una crisi che da tempo non è più solo economica e sociale, ma mina le radici politiche e istituzionali della nostra democrazia. Se proviamo a sollevare lo sguardo al di sopra dei confini nazionali, si possono nutrire pochi dubbi su quanto la crisi della democrazia investa ormai molti paesi in Europa e non solo. La verità è che la marea sovranista è ancora montante e servono argini solidi. Credo che la sinistra, le forze progressiste debbano sentire questa come missione: difendere la democrazia e l’Europa col coraggio di ripensare quest’ultima radicalmente, rimettendo al centro le persone con i loro diritti e le loro aspirazioni.

Questo riguarda il PD e il percorso congressuale che sta affrontando in queste settimane. Detta in soldoni, i gazebo del 3 marzo diranno qualcosa sulla possibilità che il PD torni ad essere l’alternativa possibile alle destre, la risposta credibile ai bisogni e alle aspettative di un popolo che si è in grande parte allontanato da noi, perché non si è più riconosciuto in noi.

Questa è la posta, niente di più, ma neppure di meno. Per questo è importante che le primarie del prossimo 3 marzo siano belle e partecipate al massimo. Perché possiamo dividerci su molte cose, il giudizio sugli anni alle nostre spalle, le alleanze e le strategie, ma certo dovremmo essere tutti d’accordo su un punto: ci sono passaggi storici nei quali se non si è parte della soluzione, si rischia di essere il problema. Io non vorrei questo per il PD. Non credo lo meritino milioni di nostri elettori, centinaia di migliaia di nostri militanti ma, come ho cercato di dire, non lo merita il Paese. Chi si illude che in questo momento si possa stare rincantucciati, ripiegati su un passato da rivendicare, o in attesa del fallimento altrui non si illuda che le acque, ritirandosi, lascino terreno fertile. C’è il rischio che la piena travolga tutto e tutti. Il PD ha senso se è in grado di rialzarsi e rilanciare una iniziativa politica forte, coraggiosa, autonoma per l’Italia e per l’Europa. E questa forza ce la daranno innanzitutto le persone che si metteranno in fila ai gazebo domenica 3 marzo, per calare il sipario su un inverno troppo lungo.

Il 3 marzo voterò Nicola Zingaretti. Per molte ragioni, legate anche alla mia storia personale e a una qualche coerenza spesa in questi anni. La lettura dell’intervista di Romano Prodi, cui penso si debba ancora un grazie per la lucidità e la saggezza delle parole, coglie esattamente il punto: è importante che si affermi una leadership forte, non per azzerare tutto, ma per voltare pagina, ricostruire, partendo dal buono (tanto) che c’è e superando i fallimenti. Credo che Nicola Zingaretti sia la persona più adatta per questa sfida. Prodi usa un’immagine bella: afferma che il PD ha bisogno di un padre. Io sono d’accordo e non soltanto per il paziente lavoro di ascolto, allargamento, ricucitura e pacificazione di cui il governatore del Lazio dà quotidianamente prova. Ma anche perché credo che il PD, a questo punto della sua storia, abbia bisogno di (ri)venire alla luce, (ri)nascere in un mondo cambiato vorticosamente e forse somigliare un po’ di più a ciò che avevano immaginato coloro che lo hanno fortemente voluto ormai più di 10 anni fa.

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