Gli errori del Pd quando ha rincorso il popul-qualunquismo

Focus

Dalla giustizia all’abolizione del finanziamento pubblico agli esodati ci sarebbe da mettere mano a nuove riforme

La vicenda di Clemente Mastella, nel 2008 ministro dimissionario del governo Prodi, oggi sindaco
berlusconiano a Benevento con moglie senatrice in Forza Italia, che nel 2008 fu obbligata, come consigliere regionale del centro sinistra, per motivi giudiziari a vivere non in Campania, dopo 10 anni si è conclusa con un’assoluzione piena.

Questa storia contribuì, con le stupidaggini dell’infausto Bertinotti ed i suoi seguaci e con le ambizioni  di Veltroni, alla caduta del Governo Prodi, alla consegna, con i conti in ordine, del governo del Paese al berlusconismo rinsaldato, ed alla perdita del comune di Roma regalato, per nostre faide interne, ai post fascisti di Alemanno ed ai suoi alleati.

La vicenda deluchiana è stata paradossale, in termini logici, in danno dell’immagine dell’interessato e quindi del Pd anche se si è conclusa con un’assoluzione perché il fatto non sussiste.

La vicenda del padre  di Renzi oltre a danneggiare l’immagine del segretario del partito e della sua famiglia si è ripercossa mediaticamente in negativo sul partito pur conclusasi con l’estraneità dell’inquisito alla vicenda stessa.

La storia incredibile del mio amico e compagno Antonio Bassolino – veniamo da due partiti che usavano questo secondo sostantivo -, con il diciottesimo processo conclusosi con un’assoluzione piena, ha dimostrato ancora una volta come le presunzioni di colpevolezza producenti pendenza di reato dovrebbero essere ponderate più attentamente da chi le formula.

Perché danneggiano la vita, psicologica e fisica, familiare, lavorativa e politica degli individui
intorno ai quali si addensa anche il dubbio pluriennale dell’immaginario collettivo che non li conosce. In
questo caso anche il Pd di Veltroni fu frettoloso, ed invece di preoccuparsi delle 34 coltellate di Buzzi al suo sodale e di verificare la storia di alcuni suoi rappresentanti romani, vedi Odevaine, determinò uno sciocco ostracismo su Bassolino nel 2008. Così producendo, sia chiaro a tutti, una frattura sul voto straordinario, storico e di opinione, che i Ds ed il centro sinistra raccoglievano a Napoli. I risultati delle elezioni regionali campane del 2010 e di quelle comunali napoletane del 2011, al di là delle beghe Ranieri-Cozzolino e della inopportuna scelta postdemocristiana dello sconosciuto Morcone, subita da Fassino, furono anche condizionati da questo atteggiamento. Atteggiamento che, nonostante l’evidenza dei fatti, si è protratto con le scelte del partito nelle primarie per le comunali del 2016, al di là di quanto accaduto in alcuni seggi dove esteticamente sarebbe stato meglio rivotare.

Quanto accaduto, senza riandare a mani pulite ed alle successive conclusioni di Borrelli, mi obbliga a ripensare Marx con la storia che si presenta per la prima volta come tragedia e la seconda volta si trasforma in farsa. Caro Pd, di fronte a tutto ciò la riforma della “giustizia” non può più aspettare.

Abbiamo vissuto per 45 anni l’ingerenza della classe politica sulla magistratura, ed è inutile negarlo, e da 25 anni assistiamo ad una competizione, dannosa per il Paese e per la democrazia, fra classe politica e magistratura, ed i danni sono rilevanti. Ovviamente la battaglia contro la corruzione ed i favoreggiamenti non può che essere quotidiana e le norme che lo consentono ci sono. Ma che le magistrature, inquirenti e giudicanti, siano, e debbano essere, un ordine soggetto solo alla legge e
quindi indipendente è fuori discussione perché altrimenti morirebbe la democrazia. Ma che la magistratura inquirente non debba essere collega quotidiana di quella giudicante è altrettanto necessario. I pubblici ministeri, che hanno comunque bisogno del magistrato giudicante per avallare le loro ipotesi, vadano nel dicastero della funzione pubblica ed i giudici restino in quello della giustizia. Nel
contempo gli avvocati che scelgono prevalentemente l’attività “penalistica” vengano inseriti in un albo
speciale, così costituendo con i magistrati un trittico giuridico virtuoso che ricerchi la verità, attraverso
comportamenti limpidi e rigorosi, producendo finalmente un giusto processo.

L’esercizio dell’azione penale è un diritto-dovere dello Stato ma un clima più equilibrato, meno rissoso, dovrebbe concorrere alla velocizzazione dei processi e quindi alla riduzione dei danni subiti da chi poi viene dichiarato innocente ed alla certezza della pena per chi è colpevole.

Sabino Cassese in un sobrio, colto e lucido articolo sul Corriere della Sera ha spiegato chiaramente all’idiotocrazia – uso questo termine di inizio Novecento e non quello attuale di idiocrazia – la differenza di ruolo fra governo e stato di diritto. Quest’ultimo non prevede dittature per le maggioranze politiche che si formano dopo le elezioni! Queste hanno solo il diritto di governare nel rispetto delle regole costituzionali e democratiche, ma sembra che ciò non sia chiaro ai contrattisti giallo-verdi.

Caro Pd, la sinistra ha rincorso le privatizzazioni arricchendo i privati ed indebolendo la struttura industriale ed economica del Paese. Caro Pd, la sinistra ha rincorso ventate neo liberiste, ignorando la differenza fra liberismo immorale e liberalismo, che hanno prodotto l’allargamento della forbice ricchezza povertà con la stupidaggine della mano invisibile del mercato che tutto mette a posto.

Caro Pd, abbiamo rincorso il popul-qualunquismo sul finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali di partito, invece di immaginare una legge che obbligasse i partiti a produrre certificazioni chiare, centesimo per centesimo, delle spese correttamente sostenute esclusivamente per l’attività politica, ed ammesse dalla legge stessa, da presentarsi ad una task force specializzata della Corte dei Conti. Così facendo non abbiamo ridotto l’eventuale illegalità di finanziamenti impropri, ed abbiamo incrementato il Gap operativo fra chi può poco e chi può molto!

Caro Pd, abbiamo rincorso il popul-qualunquismo sul problema dei vitalizi, che non sono
pensioni: possono essere aboliti dall’oggi al domani ma il passato è costituzionalmente improbabile
cancellarlo perché fa parte di decisioni, a volte immorali, che seppur prese da organi indipendenti, hanno influito sui cittadini che hanno scelto di fare politica secondo quanto veniva ufficialmente loro prospettato in termini di remunerazione prima, durante e dopo il mandato elettorale. E, quindi, caro Pd, evitiamo, se qualcuno ne avesse voglia, di rincorrere il popul-qualunquismo sulla prescrizione.

Bisogna spiegare a chi non sa che la Costituzione stabilisce, all’articolo 27, che l’imputato è considerato innocente fino alla condanna definitiva. Così come sancisce il principio della ragionevole durata del processo. Sulla stessa identica linea è la convenzione europea dei diritti dell’uomo. La soluzione non può che essere quella equilibrata, semplice e ragionevole prevista in uno stato di diritto: la durata della prescrizione non può comprendere i tempi derivanti dai rinvii e dai ritardi processuali dipendenti, in maniera acclarata, dagli imputati e dai loro difensori per dilatare i tempi del processo e quindi giungere al beneficio della prescrizione del reato. E poi ci sono alcuni tempi di prescrizione già lunghissimi! Noi non possiamo continuare a sbagliare seguendo, a volte, correnti di pensiero estranee ai principi libertari, di giustizia sociale e di ordinamento democratico che sono la ragione della nostra esistenza.

Il gioco gialloverde è chiaro, le loro proposte vanno incontro ai propri segmenti elettorali. Condoni fiscali, anche se ridicoli, perché non grandi portatori di denaro per le casse dello stato, ma democraticamente inquietanti nella formulazione, riduzione generalizzata delle imposte e non imposte progressive secondo il reddito come indica la Costituzione, demonizzazione dell’immigrazione, grandi opere per il Nord, da parte della Lega che, nel nuovo statuto – quello in corso è ancora secessionista – sembra parli di Italia federale con regioni-stato sempre più autonome.

Reddito di cittadinanza, presunta difesa dell’ambiente, riduzione delle pensioni d’oro e dei vitalizi con improbabili effetti retroattivi, impensabile decrescita felice vista la situazione economica generale europea, pugno di ferro nei confronti di presunti colpevoli per soddisfare gli arrabbiati
e quindi i delusi, le povertà esistenti e quelle emergenti , ingenui che credono nei valori della piattaforma Rousseau, nelle boiate di Grillo, e nella stupidaggine che qualunque signor X, senza curriculum politico, culturale o professionale, possa essere un buon politico per i pentastellati.

Anche la sinistra, con il passare del tempo, ha sfornato e sforna improvvidi parlamentari e politici ma siamo ancora distanti, per fortuna, per qualità e numero, dai livelli giallo verdi. Infine bisogna riconoscere che il problema della Fornero esiste. Il governo Monti, con i suoi partecipanti, ha salvato l’Italia dalla probabile bancarotta sulla quale speravano coloro che volevano ararla come territorio di conquista in maniera ancora più violenta ed aggressiva di quanto è accaduto e sta accadendo. E l’ha salvata anche sotto il profilo etico ed estetico, piaccia o non a questi sovranisti da strapazzo che continuano a non capire che il sovranismo o sarà quello dell’Europa unita possibile o non servirà perché economicamente per i singoli paesi, storicamente europeisti ed occidentali, sarà impossibile competere sul pianeta che essendo piccolo – ricordo Kennedy – dovrebbe essere abitato da esseri umani preoccupati del futuro dei loro figli, della pace necessaria per progredire insieme e della certezza di essere solo di passaggio.

E lo stesso hanno continuato a fare, piaccia o non piaccia al popul-qualunquismo partitico, i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Quanto sopra però non deve far dimenticare che abbiamo consentito l’esistenza di “esodati” volutamente liquidati ma senza pensione o altro reddito per enne anni. E ciò ha prodotto una frattura fra noi ed una parte del mondo del lavoro dipendente che ha cercato rifugio e tutela altrove. Al di là di un logico prolungamento dell’età della pensione in funzione dell’allungamento della vita media ma che, in alcuni casi, dovrà essere meglio disciplinato e collegato alla singola tipologia lavorativa. A questa violenza ed alla sua reazione dobbiamo porre rimedio. Per il resto spero che la parte pensante del Pd e della sinistra riformista in genere sappia cosa fare nei prossimi sette mesi decisivi per il futuro del Paese e dell’Europa che vorremmo costruire.

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