Caro Pd, contro Salvini serve concretezza sull’immigrazione

Focus

Una forza politica, di opposizione e di alternativa è obbligata, oltre che a testimoniare bontà, a proporre soluzioni. E cercare il consenso su proposte concrete

Sarebbe ora che qualche dirigente prendesse coraggio, sfidando il sentiment conformista, la retorica e la ginnastica degli epiteti truci al bullo leghista e si acconciasse a dichiarare la verità: la posizione del Pd sui migranti non paga, non è compresa e lo sta precipitando nei sondaggi e nella considerazione degli elettori.

Il Pd, sui migranti, è percepito sempre più come non efficace e in debito di credibilità. I dirigenti del Pd forse lo sanno. Ed eroicamente si rifugiano (tutti) in un argomento fesso: “Non ci importa, dicono, la ricerca del consenso”. Ci interessa testimoniare umanità contro la bestialità leghista.

E invece no. Una forza politica, di opposizione e di alternativa è obbligata, oltre che a testimoniare bontà, a proporre soluzioni. E cercare il consenso su proposte concrete. E non replicare, specularmente, la semplice propaganda, su un tema delicato. Come fa Salvini.

Sui migranti occorrono concretezza e realismo. Fuori dalle torri d’avorio. E sporcandosi le mani con le soluzioni. Come ha fatto il Pd di governo di Minniti, Renzi e Gentiloni. E come occorrerebbe continuare a farlo dall’opposizione. Come un governo-ombra.

L’Italia oggi è in una trappola. Dove dovrebbero sbarcare i migranti? I Paesi europei (non solo quelli di Visegrad), vera meta dei migranti più che l’Italia, sbarrano le loro frontiere, rifiutano la redistribuzione e lasciano l’Italia da sola. Che, a quel punto è obbligata: deve sbarcarli. Il rischio della crisi umanitaria lo impone. È inutile che Salvini sbraiti: deve accoglierli.

E così gli scafisti vincono, i migranti sono incentivati a risalire sui barconi (le traversate sono più brevi e più sicure). Il traffico mafioso si autoalimenta. Non ci salviamo l’anima dicendo “ non è un’emergenza, i numeri non sono grandi o gli altri ne hanno di più”. È questo che la gente non capisce. Qualunque sia il numero, quel meccanismo – barconi- salvataggio-rifiuto europeo-Italia nell’angolo – è una trappola e va smantellato. Vanno  trovate soluzioni. Il governo non ci riesce. Salvini produce solo fanfaronate e risse: un bullo inefficace, un’arma spuntata. Il Pd deve funzionare come governo-ombra e sforzarsi di proporre  soluzioni di governo.

Rendiamoci conto: la trappole degli scafisti sta corrompendo e cambiando (e solo per l’Italia) il concetto di accoglienza. Da scelta consapevole e regolata di flussi di entrata utili per le nostre economie invecchiate e appesantite, gli scafisti  l’hanno trasformata – col ricatto umanitario – in un obbligo imposto. Che non consente alcuno spazio all’accoglienza legale, programmata, virtuosa. È così che la politica liberale, aperta, compassionevole ma anche utile delle migrazioni,  perde valore e, agli occhi dei cittadini, appare un’ingiustizia e un’imposizione. E fonte di paura e disagio per i cittadini normali.

Il Pd non può fasciarsi gli occhi su questo. Persino la Chiesa cattolica mostra maggiore consapevolezza sul tema chiave: tornare a fare dell’accoglienza un canale “legale e regolato” di entrate. Se ci si rassegna alla trappola scafista finiremo per buttare il bambino (l’accoglienza) con l’acqua sporca (l’illegalità e l’imposizione). Come fanno i dirigenti del Pd a non esserne preoccupati? L’Europa non aiuta. Fa bene a stigmatizzare la rissosità sfascista di Salvini. Che spalleggia Visegrad contro gli interessi dell’Italia. E mira solo a scassare l’Europa. Ma, detto questo, non dobbiamo tacere sugli errori europei.

A mettere in difficoltà l’Italia non sono solo i sovranisti e il lager morale di Visegrad. Ma anche i governi di Germania, Spagna e Francia che rifiutano la redistribuzione, la frontiera comune, la gestione solidale dei flussi e praticano le condotte di cui accusano l’Italia: i respingimenti.

Se lasciamo a Salvini la polemica sulle condotte europee facciamo un clamoroso autogol. E non facciamo un buon servizio alla stessa Europa: a pochi mesi elezioni dalle più delicate elezioni della storia comunitaria rischiamo di veder maturare, in Italia, un rigetto popolare senza precedenti dell’idea europeista. Un suicidio per noi. Dobbiamo uscire da una costrizione che fa perdere credibilità al Pd: la rissa con l’Europa amica (Francia, Spagna, Germania) o la passiva accettazione (come appare ora) dei suoi errori o mancanze. Che ci toglie consensi e credibilità.

Che fare? Occorrerebbe un atto di coraggio. Il Pd, partito più esposto del paese sulle migrazioni, dovrebbe far propria l’indicazione venuta dall’autorevole Economist: è ora di trovare una “terza via” tra due opposte non-soluzioni, tra due inetti estremismi, il “respingerli tutti” dei sovranisti egoisti o “accoglierli tutti” (magari sotto il ricatto dei  salvataggi) con cui viene identificata, forse anche a torto, la posizione del Pd. Non si può più tergiversare. Né pensare di cavarsela con manifestazioni come quella di Milano. Che rivitalizzano i militanti. Ma scorrono indifferenti sulla gente comune, isolano e infastidiscono i cittadini comuni. Che non capiscono. E che, nella politica concreta sull’accoglienza, non vedono enormi differenze tra Visegrad e i paesi europei amici e liberali.

Il Pd deve cambiare registro. Dobbiamo noi aprire in Europa – con Macron, Sanchez e la Merkel – il dibattito sulla “terza via” di cui parla l’Economist. E che, nella sostanza, è l’indicazione di uno scambio virtuoso: tra misure per bloccare i barconi  alla partenza, istituire sui punti di imbarco il governo (europeo) e la selezione dei flussi, stroncare il traffico illegale e la trappola dei salvataggi, da un lato, e facilitazioni, aiuti e sostegni all’immigrazione “legale”.

È capace la dirigenza Pd di uno scatto propositivo, di proposte nuove e sfidanti? O la deriva della “pura testimonianza” umanitaria, impolitica e incompresa dagli elettori ci ha fatto, ormai, prigionieri? Il secondo partito del paese, sul tema dei migranti, è davvero ormai, alla coda dei Saviano, dei Fico e degli eterni professionisti del radicalismo di sinistra? È lecito chiedere una posizione autonoma, distinta, riformista, di governo del Pd? Lo chiedo anche (e forse soprattutto) al Pd di governo (Minniti, Renzi, Gentiloni, Calenda e qualche altro). Non è il caso, per il bene del paese, che si esca dal silenzio, dal conformismo, dall’unanimismo sulla politica attuale del Pd sui migranti, che appare inetta e che lo sta spegnendo?

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