Il sì del Pd a #Siamoeuropei. Calenda: “Adesso mobilitazione popolare”

Focus

Matteo Orfini firma il documento a nome di tutti e tre i candidati. Il Pd con la testa già alle elezioni europee

La buona notizia, per elettori e simpatizzanti del Partito democratico, è che la sottoscrizione del manifesto per le europee di Carlo Calenda ha trovato d’accordo tutti e tre i candidati in corsa per la carica di segretario alle primarie del prossimo 3 marzo, Zingaretti, Martina e Giachetti. Per una volta, dunque, il titolo del retroscena quotidiano sui dem potrebbe essere: “Il Pd è unito”; un cambio di aggettivazione di non poco conto, dopo anni di declinazioni – in alcuni casi giustificati e in altri un po’ forzati -, che andavano da “spaccato” a “dilaniato”, con in mezzo tutti i possibili sinonimi.

La decisione annunciata da Matteo Orfini è stata presa, con ogni probabilità, già prima del voto in Abruzzo. Sta di fatto che i risultati di domenica hanno in qualche modo confermato la bontà dello schema di una coalizione larga e aperta al civismo, togliendo fiato allo schema tripolare che tanti danni sta facendo al Paese e ridando slancio a una più fisiologica partita tra centrodestra e centrosinistra.

Con l’annuncio dell’adesione al documento già sottoscritto, tra gli altri, dal governatore del Piemonte Sergio Chiamparino e da quello dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, parte di fatto il cammino del Pd verso le elezioni europee. Dopo la firma e la foto opportunity di oggi, infatti, Orfini vedrà domani i segretari regionali e la settimana prossima i gruppi parlamentari europei e italiani per “lanciare la sfida ai populisti e elaborare il contributo programmatico del Pd”.

La decisione dei dem di aderire al manifesto Siamo europei, per Orfini “un’iniziativa condivisibile che ha mobilitato forze importanti della società”, è stata salutata da Calenda come “una gran bella notizia” e, al netto di qualche distinguo (Giacomelli e Scalfarotto hanno espresso preoccupazione per un possibile ritorno ad una logica coalizionale a svantaggio della vocazione maggioritaria), trova di fatto unito il fronte dei tre candidati. Per Maurizio Martina, da subito tra i sottoscrittori del manifesto, è un “bene che si sia compreso che Siamo Europei è un’iniziativa utile, per il Pd e per l’alternativa”.

Uscendo dal Nazareno, lo stesso Calenda ha commentato: “Adesso possiamo finalmente dedicarci a correre per le europee costruendo una grande mobilitazione popolare”.

Se tutto andrà come sembra, dunque, alle prossime elezioni europee gli elettori potrebbero trovare sulla scheda (vedremo in che forma e con che simboli, con un sistema elettorale proporzionale con sbarramento al 4%) un fronte europeista chiaramente riconoscibile e unito negli obiettivi, come recita il manifesto: “Non conservare l’Europa che c’è, ma rifondarla per riaffermare i valori dell’umanesimo democratico”, perché “per la prima volta dal dopoguerra esiste il rischio concreto di un’involuzione democratica nel cuore dell’Occidente”.

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