Oltre un Paese spaventato e incattivito

Focus

Oggi deve essere una priorità ineluttabile guardare avanti insieme, in un’ottica di rinnovamento

I risultati elettorali delle ultime ore ci mostrano un Paese che mentre pian piano si sveglia dall’illusione grillina – ottimi i risultati laziali di Montino a Fiumicino, Pocci a Velletri, Tidei a Santa Marinella e Caudo nel III Municipio di Roma – viene rovinosamente travolto dal vento della peggiore destra. Un vento che non si limita a sradicare diritti umani e democrazia, ma s’insinua nella testa di gente impaurita ed arrabbiata convincendola che la disumanità sia giustizia (magari rivendicata pure col crocifisso in mano) e che l’impegno civile, l’attenzione per il prossimo o, semplicemente, l’etica siano concetti vecchi, ipocriti e riassumibili in una singola parola particolarmente amata da chi fabbrica odio: buonismo.
Orwell, autore di 1984, ne sarebbe orgoglioso.

Occupandomi di Twitter per il Pd Roma mi confronto poi spesso con una categoria umana surreale, le persone che non hanno votato il Pd perché non era abbastanza di sinistra ma che oggi sono entusiasti supporter dell’asse Di Maio – Salvini. Censimenti rom, chiusura dei porti ad esseri umani che scappano da guerra e fame, inasprimento dei rapporti con le democrazie europee ed altri evidenti segni di protezionismo fascisteggiante, vengono visti come sacrosanta emancipazione da non si sa quale schiavitù.

Bufale, fake news e creativi virgolettati riportati da sedicenti giornali che spuntano come funghi al solo fine di diffamare avversari politici, sembrano più rilevanti di riforme vere e dati oggettivi di organi terzi. Se Salvini parla d’invasione non contano nulla i numeri dell’UNHCR, siamo sotto invasione e basta. Con altrettanta naturalezza ci si chiede se sia giusto affondare le navi dei migranti (proposta balneare del Senatore M5s Lannutti che approfitta del weekend per tentare il sorpasso a destra) e, senza vergogna, se un giornalista perseguitato dalla camorra meriti o meno la scorta. Nel frattempo lui viene dato in pasto all’opinione pubblica da pezzi dello Stato e sedicenti intellettuali da cui viene definito un “bardo turbomondialista” che vive in un “sontuoso attico di Nuova York tra sfiziosi tartufi (…) e succulento caviale” (Fusaro).
Probabilmente bisogna morire ammazzati per essere presi sul serio.

Consapevole poi che la più grande difficoltà per la sinistra italiana sia evitare di farsi la guerra e che ogni sensibilità veda negli altri la responsabilità della sconfitta, credo che oggi guardare avanti assieme, in un’ottica di rinnovamento, sia una priorità ineluttabile. In questi anni di militanza politica ho visto decine di coetanei in gamba – trentenni avvicinatisi alla politica pieni di buone intenzioni – abbandonarla nauseati da logiche di potere ed ostilità. Il loro posto è stato occupato da pochi pazienti idealisti e molti strateghi, abili nella lotta di potere interna ma anni luce distanti dai tanti ragazzi che sentono la politica estranea dal proprio quotidiano.

Più di uno studente con cui mi sono trovato a chiacchierare lavorando nella scuola mi ha chiesto perché la politica non esce dalle sezioni invece di aspettare che qualche temerario vi si arrischi dentro. Non so che rispondere a questa domanda, ma so che è il tipo di approccio che servirebbe nelle periferie, nelle università, nelle fabbriche e penso a quante energie abbiamo sprecato per attaccare e difendere il Segretario mentre la destra cresceva sulle spalle di una nazione non tanto fascista, quanto impaurita.
In tal senso credo che oggi sia necessaria una leadership forte che sappia però ascoltare ed essere sintesi di quel variegato “noi” che da sempre fa endemicamente parte della sinistra. Il recente navigare a vista ha portato a questo, credo che ora serva un confronto da cui nasca una linea chiara, vicina al quotidiano delle persone e che sappia mettere assieme tutte le energie democratiche ed antifasciste di questa nazione.

In questi anni, mentre ci scannavamo tra di noi, mentre il Presidente del Consiglio veniva interrogato sulla Consip (tema su cui spero qualche magistrato e qualche giornale vorrà fare prima o poi chiarezza) ci sono state forze che hanno scientemente convinto l’Italia che i nostri problemi si sarebbero risolti prendendocela con chiunque venisse considerato diverso, che fosse per il colore della pelle, l’orientamento sessuale, religioso o per chissà cosa. Io credo invece che i nostri problemi si chiamino corruzione, disoccupazione, razzismo, bassa scolarizzazione, analfabetismo funzionale, rabbia sociale, solitudine, scarsi investimenti nella cultura e nella ricerca. Se queste tematiche fossero state adeguatamente trattate nei decenni che ci hanno preceduto sapremmo che l’Italia è tra i paesi con meno rifugiati in Europa e nessuno si azzarderebbe (tantomeno il Ministro dell’Interno) a mettere in guardia sulla pericolosità dei vaccini mentre il Codacons dà manforte contro l’obbligo di vaccinazione nelle scuole minacciando il prof. Burioni.

Saremmo un altro Paese, quel Paese che oggi è oggettivamente lontano ma che – se non vogliamo che il centrosinistra sparisca dalla coscienza collettiva – possiamo e dobbiamo costruire assieme.

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