Meno veti personali, più impegno politico

Focus

Un’intervista in meno, un’iniziativa in un circolo in più

Alla sconfitta pesantissima che si è consumata nelle urne lo scorso 4 marzo il Pd deve rispondere compatto e trovare l’energia per ripartire, tutti insieme. E’ difficile trovare un solo dirigente del nostro partito che, a parole, non condivida questa affermazione.

Essa costituisce, del resto, non a  caso, una parte importante del documento che la direzione nazionale ha approvato
sostanzialmente all’unanimità. Finalmente, dopo settimane piuttosto confuse, giocate spesso sugli equivoci, su termini vaghi e vuoti, anche sugli altri temi di quel documento – no al governo con gli estremisti, sì al ruolo di opposizione costruttiva che ci hanno consegnato gli elettori – pare convergere, anche nelle interviste, una larghissima maggioranza dei cosiddetti maggiorenti. Ed è certamente una buona notizia.

Ce n’è però una cattiva: non riusciamo a risparmiarci la pessima pratica di dedicare una cospicua parte delle nostre uscite pubbliche ai veti incrociati al nostro interno e alle stoccate ad un segretario che si è dimesso ormai quasi venti giorni fa, senza ripensamenti o tentativi di restare in sella, maliziosamente pronosticato da alcuni.

Non capisco, ad esempio, come sia possibile che un senatore dell’esperienza e dell’intelligenza di Luigi Zanda, si lasci andare a affermazioni perentorie riguardo il ruolo che un collega – con tanto di nome e cognome – potrà o meno svolgere nella prossima legislatura, proprio alla vigilia della prima assemblea degli eletti del Pd.

Cui prodest? Questa è la domanda che un qualunque iscritto del partito si fa nel notare che, mentre si rilasciano interviste per chiarire la propria posizione sui futuri equilibri di governo, si finisce per riservare gran parte delle battute a tutt’altro. Leggetevi un’intervista di Brunetta, di Toninelli o di altri parlamentari certamente meno esperti e bravi dei nostri e noterete che questo squilibrio tra commento sulla situazione esterna e dibattito interno ai partiti di provenienza non esiste; non arrivo a dire che esso sia stato determinante anche nella nostra sconfitta ma, certo, non ha affatto aiutato mostrarsi sempre intenti a litigare al nostro interno e a farci reciprocamente la morale fuori dai luoghi della discussione.

Luoghi che, peraltro, a differenza degli altri partiti, nel Pd conserviamo gelosamente. Quella che si apre domani sarà una legislatura molto complicata nella quale non sarà semplice mantenere un profilo di serietà: assisteremo ad una gara tra populismi uguali e opposti che si contenderanno lo spazio strettissimo della sceneggiata politica anticasta.

A noi toccherà il difficile compito – mentre cerchiamo di ricostruire la nostra comunità politica dalle basi – di mantenere un profilo di serietà, coniugato ad una indispensabile dose di innovazione e alla capacità di affrontare in modo chiaro alcuni temi sui quali negli anni scorsi siamo stati invece deboli, come ad esempio quello dei vitalizi, che sarà, a quanto pare, al centro dei lavori delle prossime settimane.

Pensiamo davvero di poterci chiamare fuori, peraltro dopo aver promosso e votato alla Camera una nostra proposta di legge meno di un anno fa? Francamente non penso che possiamo permetterci di subire quella discussione collocandoci semplicemente sul versante della conservazione, come abbiamo finito per fare di recente, lasciando morire quella legge al Senato e perdendo molto in credibilità.

Il Pd dovrà fare la propria parte per far sì che anche in questo ambito si lavori con serietà, evitando che il dibattito si trasformi in un devastante gioco a chi la spara più grossa. Così come dovrà, appunto, mantenere un profilo critico e di proposta nei confronti di coloro che si assumeranno l’onere di governare cercando di fare un’opposizione costruttiva e seria, che sfidi i nostri competitor e non si limiti alla difesa dell’esistente.

Io credo che su queste basi, ovvero sul compito che assegniamo loro, oltre che sull’autorevolezza e competenza naturalmente, debbano essere scelti i due presidenti dei gruppi di Camera e Senato, che avranno l’onere di guidare e coordinare l’attività del Pd nel prossimo Parlamento.

E credo anche che i distinguo sulle provenienze e i tentativi di inquinare le acque prima ancora che la discussione tra di noi si sia aperta siano quanto di più dannoso può esistere per una comunità che oggi ha bisogno di confronti franchi, alla luce del sole e di autentico spirito di squadra. Un’intervista in meno, un’iniziativa in un circolo in più, come ha detto Maurizio Martina.

È un invito che, oggi come dieci giorni fa, è molto importante prendere sul serio se vogliamo davvero ripartire insieme.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli