Il Pd va alla caccia del Nord

Focus

Zingaretti, Calenda, Pisapia e gli altri impegnati a fondo per una “remuntada” (e arriva anche l’appoggio di Enrico Letta)

Nicola Zingaretti batte il Nord come ai vecchi tempi. Carlo Calenda fa il suo nella circoscrizione nord-est e si vede molto in tv. Giuliano Pisapia guida la lista nel nord-ovest con una serie impressionante di iniziative nella sua Lombardia, mentre in Piemonte c’è Sergio Chiamparino alla caccia della riconferma in Piemonte. I front men sono questi. Si portano dietro candidati, dirigenti, militanti. Al Nord, improvvisamente, si aprono spazi nuovi. Il Pd vuole giocare la partita in una parte del Paese che da tempo gli ha voltato le spalle, almeno nel senso che le Regioni (tranne il Piemonte) sono tutte governate dal centrodestra. La decisione di chiudere la campagna elettorale nazionale a Parco Sempione con il leader del Pd  è considerato un momento molto importante del ritorno al protagonismo del partito al Nord.

Gioca a favore anche la “complicità” della questione morale che sta flagellando Forza Italia (il maxiscandalo che da ultimo ha investito uno dei volti più noti, quello di Lara Comi) e da ieri anche la Lega, con il sindaco di Legnano Fratus ai domiciliari e il vicesindaco Cozzi in carcere (ma il governatore lombardo Fontana è finito nella prima inchiesta coordinata dal pm Greco). Quella di Legnano è una vicenda “inquietante” – la definisce Chiamparino – perché, se le accuse si rivelassero fondate, si confermerebbe “un contesto di un sistema di potere basato su un intreccio fra affari e politica”. La Lombardia come modello di governo, insomma, sta subendo un colpo. Lì, dove la Lega è fortissima, e dove Forza Italia ha spadroneggiato per lustri (vedi alla voce Formigoni) si sta ripetendo il solito copione di presunte mazzette, agevolazioni, spintarelle. La cosa grave è che la nuova questione morale si innesta su un quadro di sofferenza non solo del mondo del lavoro ma anche e soprattutto delle piccole e medie imprese. “Questo mondo – spiega Patrizia Toia, anche lei candidata al nord-ovest – ha molta paura di un governo che sta isolando l’Italia dall’Europa. Mancano gli investimenti e mettendosi l’Europa contro, come fanno Lega e Cinque Stelle, non si va da nessuna parte”.

Gli industriali del Nord sono molto preoccupati, in effetti. L’altro giorno il presidente di Confindustria Veneto Matteo Zoppas ha affermato che “dovremmo essere almeno all’1 o 1,5% di crescita”. Altro che lo striminzito 0,2 di Tria. E Vincenzo Boccia ha rincarato: “Non ci sono molte risorse e bisogna prepararsi a una manovra di autunno che non sarà semplice. Dunque, sì alla crescita, no all’aumento di debito pubblico, sì alle infrastrutture a partire dalla Tav”. Già, proprio sulla Tav – come si ricorderà – Torino era scesa in piazza ripetute volte, contro la logica “nullista” dei pentastellati; mentre a Genova le peripezie sulla ricostruzione del Ponte Morandi certo non giovano a chi (sempre il M5s) su quel dramma costruì una campagna propagandistica di cui oggi non resta nulla di concreto.

Insomma, non è affatto detto che la cartina politica del Nord debba essere per sempre contrassegnata da bandierine leghiste e grilline. Il Pd crede a una remuntada. Punta a mantenere il Piemonte. E a creare le condizioni per tornare competitivo nelle altre regioni. Le polemiche del passato, se non sono un ricordo, quantomeno sono state messe fra parentesi. Oggi a Milano Zingaretti presenta il suo libro “Piazza grande” con Pierfrancesco Majorino, un altro nome forte della lista al nord-ovest, e Enrico Letta, l’ex premier che ha scelto l’insegnamento universitario a Parigi ma che giudica arrivato il momento di dare un mano al Pd (cui non è più iscritto) e allo schieramento che in Europa si batte contro sovranisti e reazionari. Una piccola “scesa in campo” che ha un suo indubbio valore politico e personale.

Zingaretti, Calenda, Pisapia, Chiamparino (e Paolo Gentiloni) corrono di qua e di là. Manca poco più di una settimana al voto: “Io vedo che c’è una nuova disponibilità – ragiona Toia- in questi giorni dobbiamo tirare su le reti”. Non è facile, ma ci si prova.

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