Il Pd è in piedi e pronto a combattere, adesso mettiamo radici

Focus

Se il Pd terrà conto delle indicazioni che vengono dalla realtà potrà diventare una forza riconosciuta come una solida alternativa a chi oggi trionfa

Il risultato delle elezioni europee rende necessaria un’analisi attenta. Credo che il primo punto da dare per assodato e stabile, che si manifesta da alcuni anni, sia la liquidità di una consistente porzione dell’elettorato. Si costruiscono in tempi politicamente brevi successi consistenti che possono dissolversi in tempi ancor più brevi.

Il secondo punto è che il radicamento sul territorio è ancora una necessità per costruire successi politici. Sul radicamento hanno puntato formazioni di destra come la Lega e Fratelli d’Italia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Questa credo sia una priorità ineludibile e sono contento che, in queste prime settimane alla segreteria del Partito Democratico, Zingaretti l’abbia individuata come tale. Il Pd deve affrontare senza incertezze lo sforzo enorme, ma necessario, di tornare a insediarsi e rimettere radici in ogni territorio. Il lusinghiero risultato che viene dai centri delle grandi città non deve farci perdere di vista il fatto che le periferie di quelle stesse città sono in mano alle destre. Quello che ci aspetta in ogni territorio del Paese è un lavoro titanico ma inevitabile.

Terzo punto: nel quadro generale europeo si segnala la scarsa utilità di forme di “populismo di sinistra” come quelle rappresentate da Corbyn o Mélenchon. La sinistra o ha l’Europa nella propria identità o non è. I risultati modesti delle liste della sinistra radicale italiana ci dicono una cosa non molto differente. Dobbiamo essere radicalmente riformisti, critici sulle conseguenze di una globalizzazione priva di regole, ma capaci di coniugare in modo inequivocabile questa critica alla promozione di una Europa dai forti contenuti sociali. Non per caso, se le forze sovraniste ottengono buoni risultati non sfondano e l’Europa delle piccole patrie resta al palo. Il cambiamento da sostenere in Europa deve avere contenuti chiari, fortemente caratterizzati dalla sostenibilità sociale, economica e ambientale.

Quarto: ieri mattina Salvini ha rivolto ai 5Stelle una avvertimento che, mi pare, più chiaro non potrebbe essere. Ha detto “Flat tax, flat tax e flat tax”. Consapevole che questo Governo non potrebbe sopravvivere alla stesura di una legge di Bilancio brutale a causa di tutti gli errori commessi da questa maggioranza, Salvini è pronto a cercare, presto, nelle urne una maggioranza di destra che non comprenda i grillini. La risposta di Di Maio, che ha praticamente esaurito le sue cartucce inserite nel “contratto di governo”, è stata di proporre uno scambio flat tax-salario minimo di legge, che suona abbastanza disperata.

Quinto: il Pd è in piedi e pronto a combattere. Se terrà lucidamente conto delle indicazioni che vengono dalla realtà, inclusi i risultati di queste consultazioni, potrà diventare una forza che sarà riconosciuta dalle italiane e dagli italiani come una solida alternativa a chi oggi trionfa. Con Zingaretti siamo sulla buona strada.

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