Zingaretti ha bisogno di alleati

Focus

Bisogna incominciare a ragionare di elezioni politiche

Ancora una volta, come in Abruzzo, in Sardegna il partito di maggioranza relativa rispetto al corpo elettorale invitato a votare è quello dell’astensione. Lunedì 25 febbraio alla presentazione del libro di Mario Tronti alla Fondazione Circolo Artistico Politecnico di Napoli, con Bassolino, Bettini e Zingaretti, obiettivamente stracolma ma con pochi giovani – lo stesso è accaduto nelle primarie con ultrasettantenni in
fila per ore -, rimuginavo sulla nostra responsabilità per aver consegnato il Paese, in un periodo più che difficile, nelle infide mani leghiste agitate da un parolaio come Salvini che dice solo ovvietà qualunquiste.

Sembra un fenomeno da baraccone, eppure la maggioranza degli intervistati lo definisce un “politico concreto”. E così il Puparo sale al 33%, il pupetto Di Maio scende al 22% ed il pupotto Conte incrementa, sconcertato, lo stigmatismo della zeppola in bocca. E’ ovvio che un movimento trasversale quando dimostra debolezza e confusione gestionale al governo induce i voti di sinistra alla diserzione, con ritorni a casa o all’
astensione, quelli di destra a scegliere l’uomo forte, il “bauscia” Salvini, e quelli della disperazione in parte a quest’ultimo ed in parte alla non partecipazione. E’ altresì ovvio che un Presidente del Consiglio, lì per caso, politicamente impreparato e senza esperienze gestionali pubbliche e private, non sappia cosa fare se non stringere mani ed abbracciare presunti colleghi. Mentre Salvini incarna perfettamente con il tono della voce, con i gesti e con le ovvietà verbali la pancia del qualunquismo egoista che alberga ovunque. Forse avremmo potuto con pazienza, intelligenza e duttilità evitare tutto ciò, e quindi i danni economici per il Paese derivanti dall’incremento dello spread e dalla mancanza di affidabilità al di là di una crisi che serpeggia in Europa, tentando di realizzare un esperimento governativo che nessuno ha voluto, e che
sembra nessuno voglia, nel rispetto dei numeri di questo Parlamento.

Il Pd ha bisogno di alleanze, piaccia o no. Zingaretti – da me sostenuto nell’ambiente nel quale vivo e votato – deve assolutamente abbandonare qualsiasi filosofia maggioritaria, qualunque voglia di solitudine, e definire in maniera chiara il proprio
progetto politico che al momento è una somma di buone intenzioni. Tenere lontano l’universo LeU, non “irretire” la parte ragionevole, non ignorante, dei Cinque Stelle, non pungolare la parte autenticamente liberaldemocratica di quello che resta di Forza Italia sono errori tattici e comportamentali da non commettere. E per la campagna delle europee bisognerà tentare di realizzare una piattaforma politico unitaria progressista, spiegando il perché dell’imbecillità sovranista per singola nazione come panacea per gli errori dell’UE. In un pianeta nel quale, per ovvi interessi, la finanza internazionale trasversale ha generato “la nazione dei profitti e delle perdite, dell’efficacia e dell’inefficienza”, avendo come obiettivo solo il profitto, è davvero da scellerati pensare che i singoli paesi europei potranno gareggiare con una
siffatta nazione. Solo uno stato europeo, ovviamente occidentale ed occidentalizzato in termini culturali di diritti e doveri, potrà competere sui mercati. Così affrontando la bagarre planetaria e spiegando al dualismo russo americano, al di là della problematica medio orientale e delle miserie sudamericane, che i veri problemi verranno dall’Asia e dall’Africa e che saranno utilizzati dalla Cina – non credo sia fantapolitica – per il suo progetto di egemonizzazione terrestre. E la nazione finanziaria trasversale si schiererà con chi riterrà più forte e vincente, e senza esclusione di colpi ferali e guerrafondai.

Tornando alle nostre cose domestiche il Pd, e quindi Zingaretti, dovrà avere le idee chiare in caso di caduta di questo governo. O organizziamo una maggioranza, o andiamo alle elezioni e, con questa legge elettorale, dobbiamo solo sperare che si ripresenti la situazione del 4 marzo, con numeri diversi, per cercare di avere un ruolo. Altrimenti vincerà il centrodestra becero e secessionista mascherato di Salvini, sempre che non ci sia una fuga liberale di Berlusconi.

Ed in questo caso saremo sempre davanti ad uno stallo che obbligherà, per evitare guai maggiori per il paese, un governo “intelligente”, su forte indicazione presidenziale, capace di “leggere” i bisogni del Paese e della gente comune che in esso vive. E così contribuendo alla costruzione della nazione europea portatrice dell’unico sovranismo utile ai cittadini che vivono in questa parte del pianeta.

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