Dipendenti statali, quota 100 è un trucco

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Congelata la buonuscita: sarà posticipata e pagata fino a 8 anni dopo, una volta maturati i requisiti previsti dalla legge Fornero

La buonuscita per gli statali che chiederanno la #quota100 congelata, avverte @ilmessaggeroit. Un altra promessa svanita sulla pelle e le tasche dei dipendenti pubblici, dalle pieghe della #manovra ne uscirà una al giorno“. Lo scrive su Twitter il deputato Pd Filippo Sensi, commentando quanto riporta l’edizione di oggi del Messaggero su una norma inserita nel decreto legge per la riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza.

Secondo tale norma gli statali che lasceranno il lavoro in anticipo, utilizzando lo scivolo di quota 100, si vedranno pagata la buonuscita “soltanto al momento in cui matureranno i requisiti previsti dalla legge Fornero, ossia una volta raggiunti i 67 anni“. Insomma, il trucco c’è, e si vede.

Nonostante gli annunci trionfali, nonostante gli appelli al popolo, la verità è che la legge di bilancio è un colabrodo, tutta chiacchiere e niente fatti. In questo caso, come spiega Il Messaggero, “pagare immediatamente le liquidazioni ai dipendenti pubblici avrebbe avuto un costo proibitivo per le casse dello Stato, oltre 7 miliardi di euro, che andrebbero sommati ai 21 miliardi che già costa in tre anni la misura. Il pagamento, dunque, sarà posticipato. Un ritardo che nei casi più estremi potrebbe arrivare anche fino a otto anni“. Altro che quota 100…

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