L’equità al centro: le misure previdenziali nella Legge di Bilancio

Focus

Piccole modifiche che hanno avuto il pregio di portare ordine in uno dei sistemi previdenziali più frammentati d’Europa

Il seminario Non è una pensione per giovani, organizzato lunedì dal Partito democratico, a cui hanno partecipato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, ha evidenziato la necessità di portare avanti in parallelo due fasi: una di proposte concrete nella direzione di una pensione contributiva di garanzia per i giovani e una di monitoraggio delle misure messe in campo con la scorsa legge di bilancio.

Tra gli altri, sono stati ricordati alcuni degli interventi operativi già dal 2017: dall’allineamento della no tax area per i redditi da pensione a 8.125 euro al cumulo gratuito dei contributi versati in due o più forme di assicurazione obbligatoria.

Piccole modifiche che hanno avuto il pregio di portare ordine in uno dei sistemi previdenziali più frammentati d’Europa, garantendo altresì un beneficio diretto per le platee di riferimento. Le misure contenute nella legge di bilancio, tuttavia, non hanno solo inteso riordinare il sistema di previdenza ma hanno soprattutto restituito voce a una domanda sociale da anni inascoltata.

Ne è la dimostrazione l’elevato numero di domande di certificazione per l’anticipo pensionistico presentate all’Inps nelle ultime 4 settimane: oltre 66 mila richieste tra Ape Sociale (poco più di 39 mila) e agevolazioni per i lavoratori precoci (26 mila). I due interventi riconoscono per la prima volta un principio tanto importante quanto spesso ignorato nel dibattito in tema di previdenza: quello per cui non tutti i lavori (e i lavoratori) sono uguali.

Un altro intervento, già approfondito nel numero Democratica di sabato 1 luglio, riguarda invece l’estensione della 14esima per bassi redditi da pensione. Da luglio 2017 3,4 milioni di pensionati con reddito inferiore a 2 volte il trattamento minimo (circa 1.000 euro) riceveranno un trasferimento monetario maggiorato in base al numero di anni di contribuzione secondo un doppio meccanismo di progressività.

Una misura al centro di un recente studio dell’Istat, che ha evidenziato come il sostegno agli anziani abbia contribuito ad aumentare l’equità della distribuzione dei redditi, limitando il rischio di povertà. Resta invece in attesa di pubblicazione il Dpcm attuativo dell’Ape Volontaria, lo strumento di mercato che permette l’anticipo della pensione attraverso un prestito erogato da banche, assicurazioni e Inps.

La misura, insieme alla Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) per chi ha aderito a un fondo integrativo, completa il set di strumenti a disposizione dei lavoratori con 63 anni di età e 20 di contributi che desiderino lasciare il mercato del lavoro in anticipo rispetto all’età di pensionamento di vecchiaia (oggi pari a 66 anni e 7 mesi).

Secondo le prime simulazioni l’Ape Volontaria avrà un costo contenuto per i pensionandi, grazie alle forti agevolazioni fiscali garantite attraverso un credito d’imposta: in media, durante la fase di restituzione, l’Inps tratterrà un importo pari a poco più del 4% della pensione netta attesa per ogni anno di anticipo. L’incidenza della rata durante i 20 anni di restituzione è del tutto comparabile alle penalizzazioni delle altre propose in campo: alcune prevedevano un costo pari al 3% per ogni anno di anticipo, altre costi superiori al 3,5% per sempre, includendo peraltro un abbassamento della quota delle pensioni di reversibilità.

La differenza di fondo, tuttavia, è il costo per la finanza pubblica: le risorse impiegate per Ape Volontaria sono molto inferiori rispetto a quelle previste dalle altre proposte. Rimane ora da monitorare l’andamento di queste misure e concentrare gli sforzi, come hanno ricordato lunedì Partito democratico e sindacati, sugli interventi a favore dei lavoratori del regime contributivo puro. Pensioni e giovani non possono e non devono essere due parole e due mondi contrapposti: è giunta l’ora che la politica torni a rappresentare gli “azionisti di maggioranza” del patto sociale alla base del nostro sistema previdenziale, i giovani.


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