Per lo stadio “dimezzato” si ridimensionano ponti, strade e opere pubbliche

Focus

Interventi tagliati per la diminuzione delle cubature. Il Campidoglio parla di «due fasi». Subito potenziamenti della Roma-Lido e della via del Mare

La Roma e i suoi tifosi sono in festa. Di Maio esulta perché «i 5 Stelle hanno dimostrato che lo Stato non s’inchina ai palazzinari e che lo stadio lo facciamo ma a modo nostro che è poi quello che serve ai cittadini». Sono ore di grande giubilo tra Roma e Milano, sede legale del Movimento. Al netto del fatto che il presidente Lotito s’è subito fatto avanti per dire che anche la Lazio vuole il suo stadio (la sgarbo potrebbe risultare insopportabile), sembrerebbe chiusa una partita difficilissima per la giunta capitolina. Per capitalizzare il successo ieri l’ufficio stampa del sindaco Raggi ha fatto filtrare che «la prima pietra sarà posata nel 2017 e il primo calcio d’inizio del nuovo stadio a Tor di Valle sarà già nel 2020».

Tempi record per le casistiche delle opere pubbliche in Italia. Ma non è tutto oro quel che luccica. E dietro tanto giubilo si potrebbe nascondere il rischio di un gigantesco bluff. A discapito dei cittadini residenti nel quartieri di Decima (molto vicino a dove si trova l’ippodromo di Tor di Valle) che potrebbero non vedere mai quelle opere pubbliche che sono importanti e certo più necessarie dello stadio. Che sono il prezzo che il costruttore Parnasi deve pagare in cambio delle licenze a costruire lo stadio che si trova in una zona isolata, non servita e a due passi dal Tevere. La costruzione dello stadio della Roma è infatti un classico caso di edilizia pubblica contrattata. Il Comune, in questo caso, rilascia tutti i permessi per lo stadio e la cittadella dello sport annessa (solo il 50 per cento dei terreni interessati è proprietà di Euronova) in cambio di consistenti opere pubbliche. Di cui quella zona della Capitale ha bisogno come dell’aria.

Nel primo progetto, approvato nel dicembre 2014 (MarinoPallotta) erano previsti il potenziamento della ferrovia Roma-Lido, gli interventi – molto urgenti – sulla via del Mare, la messa in sicurezza idrogeologica del fosso di Vallerano (Decima), un ponte sul Tevere, la bretella Roma-Fiumicino. Concordato anche un prolungamento della metro B e altre migliorie nel quartiere della Magliana. Per fare tutto questo, non rimetterci e guadagnarci qualcosa, Parnasi ha calcolato che il costruito nuovo doveva essere di circa un milione di metri cubi. Altrimenti ci avrebbe solo rimesso. Adesso che il costruito è stato dimezzato, la domanda è: quali e quante opere pubbliche saranno sacrificate?

«Qui non c’è nulla di scritto e questa storia rischia di essere una clamorosa truffa» sospettano già nella notte i consiglieri comunali, da Michela De Biase a Marco Palumbo che chiedono «chiarimenti su iter amministrativi, impegni finanziari e opere pubbliche e circa i nuovi termini dell’accordo raggiunto». Nel pomeriggio arriva anche un warning della Regione. Molto esplicito. Michele Civita, assessore regionale al Trasporto, osserva che «mentre è stato detto chiaramente che le attuali cubature saranno ridotte in modo significativo, non si conoscono ad oggi le opere e le infrastrutture per garantire la mobilità, il miglioramento dell’ambiente e della qualità urbana. Su tutto ciò la Regione, eserciterà il ruolo e la funzione di sua competenza».

I pareri di Comune e Regione sono vincolanti per l’approvazione definitiva del progetto che ancora non è mai arrivata. Ieri pomeriggio la festa sembra già finita. Il Campidoglio mette da parte i toni trionfalistici lascia filtrare i primi dettagli di un’intesa adesso tutta da riscrivere e anche da approvare. Si parla di «opere pubbliche in due tempi». La cronaca ci insegna che quando la politica parla di “due tempi”, il primo tanto tanto, ma il secondo tempo è spesso una chimera. Nella «prima fase», cioè quella delle «opere propedeutiche allo stadio e dunque da realizzare subito, ci sono il potenziamento della Roma-Lido, gli interventi sulla via del Mare e le opere di messa in sicurezza idrogeologica del fosso di Vallerano nell’area di Decima».

Alla “fase due”appartengono invece «il ponte aggiuntivo sul Tevere e la bretella sulla Roma-Fiumicino». saranno «realizzate – si precisa – ma solo successivamente». Cassate del tutto il prolungamento della metro B – che i 5 Stelle hanno a dir la verità sempre osteggiato a favore del potenziamento , della RomaLido – e alcuni interventi nel quartiere della Magliana giudicati «non pertinenti allo stadio».

I problemi più grossi legati al nuovo stadio sono legati soprattutto alla mobilità. Come portare a Tor di Valle circa 50mila persone la domenica e qualche migliaio di fedelissimi in occasione di allenamenti e ritiri? È chiaro che mettere nella “fase 2” il ponte sul Tevere e la bretella sulla Roma Fiumicino complica e di parecchio i permessi e le autorizzazioni. Che devono ancora essere rilasciati visto che il via libera finale al progetto deve arrivare in sede di Conferenza dei servizi. Era prevista il 3 marzo. I privati hanno chiesto di rinviare di un mese per aggiornare il progetto. Ma l’iter di approvazione potrebbe anche iniziare da capo. Sicché è difficile immaginare la prima pietra nel 2017.

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