Per Radio Radicale

Focus

Noi cittadini dovremmo far sentire la nostra voce al fine di non spegnere quella di Radio Radicale

Si scrive, a ragione, del ruolo prezioso che Radio Radicale svolge a favore dell’informazione riguardo a ciò che accade in Parlamento, nelle carceri, nelle aule di tribunale. Lo Stato di diritto trova nell’emittente un sostegno straordinario.

Sentirei di aggiungere tuttavia un’altra osservazione: per le generazioni degli under 50 quella radio rappresenta molto in termini di cultura politica (un’espressione che Marco Pannella non amava troppo). Quelle generazioni (sono ormai tante), più che formarsi sulla stampa dei partiti, hanno acquisito dimestichezza con i concetti chiave della politologia, della storia e della filosofia politica grazie a quei microfoni, grazie alle dirette o alle registrazioni di convegni, congressi, presentazioni di libri e simili. Un repertorio di valore inestimabile.

Per lo “spazio pubblico” avviene un po’ come per l’idea di tempo: tutti sappiamo intuitivamente di cosa si tratti, pur essendo arduo darne una definizione soddisfacente. Ecco: Radio Radicale è un ottimo esempio di spazio pubblico, costituendone anzi, per certi versi, una metafora. Non una radio delle istituzioni, e neppure una semplice emittente privata: fuori e, insieme, dentro il Palazzo, come recita uno slogan efficace. Un baluardo della democrazia, dunque.

Il filosofo e giurista Ernst-Wolfgang Böckenförde nel 1967 scrisse, quasi a conclusione di un saggio: “Lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che non può garantire. Questo è il grande rischio che esso si è assunto per amore della libertà. Da una parte esso può esistere come Stato liberale solo se la libertà, che esso garantisce ai suoi cittadini, si regola dall’interno, cioè a partire dalla sostanza morale del singolo e dall’omogeneità della società. D’altra parte, però, se lo Stato cerca di garantire da sé queste forze regolatrici interne, cioè coi mezzi della coercizione giuridica e del comando autoritativo, esso rinuncia alla propria liberalità (…)”. E dunque: in quanto cittadini, proprio a sostegno dello Stato liberale e democratico (e come membri della “sfera pubblica”), dovremmo far sentire la nostra voce al fine di non spegnere quella di Radio Radicale.

 

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