Perché Aleppo è decisiva per il destino della guerra in Siria

Focus

Martedì l’esercito governativo, con l’aiuto degli alleati russi e iraniani, ha sconfitto i ribelli e preso il controllo di tutta la città

L’esito della battaglia che sta interessando la seconda città più importante della Siria potrebbe mettere fine definitivamente alla guerra civile siriana iniziata 5 anni fa.“Con la liberazione di Aleppo – ha detto il presidente della Siria in un breve video su Facebook – la situazione cambia non soltanto per la Siria, non solo per la regione, ma per il mondo”. Non è solo una considerazione di parte: per il regime di Damasco la vittoria su Aleppo è il più importante dall’inizio della guerra civile e probabilmente sarà determinante per porvi fine.

Perché Aleppo

Aleppo è un importante centro industriale e finanziario, secondo solo a Damasco, la capitale. Conta oltre 1 milione e mezzo di abitanti e da circa quattro anni è sotto gli occhi del mondo per via dei fatti avvenuti nel luglio 2012. Il corso dell’intera guerra siriana passa attraverso il destino di Aleppo. Controllare questa città vuol dire dare una svolta definitiva al corso della guerra civile. Il 19 luglio 2012 un gruppo di ribelli oppositori al regime di Bashar al Assad sono riusciti ad entrare nella città da sud-est e a controllare nel giro di pochi giorni porzioni importanti del centro. Da quell’estate la città siriana è diventata teatro di continui scontri armati tra i ribelli e le truppe governative. Uno scontro cruento, che in più di un’occasione è finito sotto i riflettori internazionali a causa delle presunte violazioni dei diritti umani da parte del regime. Secondo la NATO le truppe governative avrebbero ucciso numerosi civili barbaramente: uomini, donne e bambini freddati sul colpo nella propria casa.

I due fronti

Aleppo riproduce sul piano locale, quello che sta avvenendo a livello nazionale nella guerra civile siriana. Identificare le forze che si contrappongono non è semplice. Soprattutto perché dal lato dei ribelli il fronte è largamente variegato. Tra i ribelli ci sono gruppi estremisti legati allo Stato islamico o ad al-Qaeda, ma anche gruppi che hanno ricevuto appoggio dalla Turchia e da altri stati ostili al regime di Assad. Tra cui Arabia Saudita e Stati Uniti. A questi si aggiunge anche Jabhat Fateh al-Sham, l’ex Fronte Nusra, il potente movimento che ha cambiato nome a luglio in concomitanza con l’annuncio della rottura dell’alleanza con al-Qaeda. Dalla parte governativa troviamo invece l’esercito siriano supportato dall’aviazione russa e dalle milizie filogovernative locali. Al fronte si aggiungono anche altre milizie sostenute dall’Iran e provenienti da Iraq, Afghanistan e Pakistan. Centrale per Aleppo è anche Hezbollah. Il movimento sciita libanese, sostenuto da Teheran, ed entrato nella guerra siriana tre anni fa. Decisivo per la guerra è stato però  il contributo della Russia. Il suo intervento nel conflitto, risalente ormai a circa un anno fa, ha sbilanciato la situazione a favore di Assad. Martedì l’esercito governativo, proprio con l’aiuto degli alleati russi e iraniani, ha infatti sconfitto i ribelli e preso il controllo di tutta la città.

Cosa è successo nelle ultime ore

Nonostante la vittoria dichiarata e l’accordo raggiunto tra i servizi segreti turchi e l’esercito russo, i bombardamenti sulla città sono proseguiti questa mattina e altri attacchi alla carovana in fuga sono stati denunciati da diverse agenzie. Questo nonostante l’accordo che prevedeva un cessate il fuoco che avrebbe permesso, nelle intenzioni delle parti, ai ribelli e ai civili sotto assedio di lasciare la città incolumi. A livello internazionale, da più parti, si chiede al regime di Assad di garantire l’evacuazione della città in sicurezza. Francois Hollande, ad esempio, ha chiesto un impegno in questo senso al regime siriano. “Se nelle prossime ore non vengono fatti degli sforzi – ha detto il presidente francese a Bruxelles dove si trova per il vertice dei capi di stato e di governo dell’Ue – i regimi che sostengono Bashar al Assad avranno la responsabilità di questa gravissima situazione per la popolazione”.

I prossimi passi

Russia, Turchia e Iran si incontreranno il 27 dicembre a Mosca in un summit dei ministri degli Esteri per discutere della crisi in Siria e dell’eventuale evoluzione dopo i fatti che hanno riguardato in queste ore Aleppo. Per il capo della diplomazia di Ankara, Mevlut Cavusoglu, che ha annunciato il summit la strada maestra è quella politica.  “Stiamo facendo sforzi per garantire un cessate il fuoco in tutto il Paese – ha chiarito Cavusoglu – e allo stesso tempo iniziare un ritorno ai negoziati”.

 

*Nella foto la colonna di bus e ambulanze in uscita dalla città. Foto Ansa EPA/STR

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli