Ecco perché (guardando i precedenti) non è un test nazionale

Focus

Nell’Isola la destra è storicamente egemone. Crocetta vinse perché era divisa

Spiegava qualche giorno fa Paolo Mieli a Omnibus una cosa molto semplice e davvero non partigiana: “Sempre il voto della Sicilia è ingannevole”. E citava a sostegno della sua tesi due esempi.

Il primo, del 1948, quando il Fronte popolare (Pci-Psi) era convinto che le lezioni del 18 aprile sarebbero andate benissimo perché aveva preso moltissimi voti alle precedenti amministrative nell’Isola e com’è noto non andò così. Stessa cosa molto più tardi, nel 1994, quando Occhetto era convinto che la Sicilia fosse diventata terra fertile dopo il gran successo di Orlando e Bianco alle amministrative dell’anno precedente: e invece per la gioiosa macchina da guerra fu un disastro.

Dunque, chi volesse leggere il risultato delle regionali siciliane di domenica con una lente “nazionale” si troverebbe a commettere un grosso errore di analisi. Il che – si badi bene – non significa affatto sminuire il voto dei cittadini siciliani. Vuol dire però che sarà bene – lo scriviamo a beneficio dei commentatori dei talk show di domenica sera – non trarre conclusioni precipitoso (tanto più che discuteranno sulla base di exit poll e basta).

E già che ci siamo, grazie a Salvatore Vassallo, conviene rispolverare la memoria: in Sicilia la destra è sempre stata egemone. Sempre. Alle ultime regionali vince il centrosinistra di Crocetta ma solo grazie al fatto che la destra era clamorosamente divisa fra Micciché e Musumeci (il quale quest’anno non ha questo problema avendo saputo imbarcare sulla sua arca destrorsa di tutto e di più).

Ecco cosa scrive il politologo bolognese: “Per molti anni la Sicilia è stata catalogata negli studi elettorali come ‘non contendibile’, al pari di Lombardia e Veneto (a vantaggio del CD) o Emilia-Romagna e Toscana (a vantaggio del CS). Nelle regionali del 2012 il centro-sinistra è riuscito a portare alla presidenza un suo candidato non perché abbia guadagnato voti, ma perché il centro-destra si è diviso, al contrario di quanto sta accedendo oggi. Rita Borsellino perse nel 2006 con il 42% dei voti. Anna Finocchiaro prese il 30,38% nel 2008 e fu doppiata da Cuffaro (65,3%). Rosario Crocetta, invece, con una identica percentuale di voti (30,47%) vinse, perché Musumeci e Micciché si divisero i voti della destra.  Inoltre, in Sicilia la Grande Recessione, insieme agli effetti di medio termine della nuova economia globale, hanno portato ancora più malessere che altrove e una maggiore disponibilità a seguire Grillo. Nel 2013 il M5S ha ottenuto in Sicilia oltre il 33% dei voti rispetto al dato complessivo nazionale del 25,5″.

Qui il grafico elaborato da Vassallo.

 

Alla luce dei precedenti, dunque, risulta evidente che la battaglia siciliana per il centrosinistra è tutta in salita. Se a questo si aggiunge la divisione con un pezzo della sinistra che ha per candidato Claudio Fava e l’aggressività grillina che ha raggiunto livelli parossistici, si inquadra meglio quello che sarà il risultato. Tanto per chiarire che le elezioni politiche saranno un’altra cosa.

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