Perché non sta andando come vuole Salvini

Focus

La prima sconfitta è sui tempi, che saranno più dilatati rispetto ai suoi desideri. Renzi, governo istituzionale

Pensava di fare come a scala 40 quando uno “apre” e contemporaneamente “chiude” lasciando gli altri giocatori con un palmo di naso. Nella sua febbrile ansia di scalare il Potere, Matteo Salvini pensava fosse tutto facile. L’azzardo di un uomo ormai senza freni. 

E invece deve rifare i conti. Il sistema politico ha reagito, mosso da una parte dall’istinto di sopravvivenza tipico dei parlamentari in carica e dall’altro allarmato dalla pretesa salviniana dei “pieni poteri” (che è chiaramente un’idiozia ma rivelatrice dell’istinto a-democratico dell’uomo che tuttora siede al Viminale).

E dunque tanta gente dentro e fuori il Parlamento sta studiando le contromosse per evitare le urne. Il più patetico – ormai siamo, sia detto senza astio, davanti a un caso umano – è Beppe Grillo, con il suo proclama antisalviniano e fautore di un rinvio delle elezioni a tempo indeterminato. Come ci ha detto Massimiliano Panarari, siamo di fronte “a un Movimento che voleva fare la rivoluzione e alla fine si ritrova a chiedere un governo balneare da Prima Repubblica”: Di Maio si aggrappa alla penosa esternazione del capocomico, aggiungendo discredito a discredito.

Hanno preso a scodinzolare, i grillini, davanti al portone del Nazareno, confidando in una qualche compiacenza.

Certo si muove Matteo Renzi che in una intervista al Corriere della Sera propone un governo istituzionale che eviti l’aumento dell’Iva, approvi la riforma Fraccaro e dunque porti, semmai, alle urne come minimo nel maggio 2020. Una proposta che nelle varie sfumature circola anche in ambienti non Pd ma che trova proprio il Pd ufficialmente contrario.

Infatti Paola De Micheli, a nome del gruppo dirigente, è stata chiara, nessun governo politico col Pd è possibile. Zingaretti tira dritto, i gialloverdi hanno fallito e si torni al voto. Ma a differenza del ministro dell’Interno il percorso deve essere ordinato, senza strappi alle regole. Senza chiusure all’ipotesi di un governo elettorale con un altro ministro al Viminale a guidare la macchina elettorale. È una possibilità.

Ma qual è il punto che segna uno stop dell’assalto di Salvini? Innanzi tutto è nei tempi. Che saranno in ogni caso più dilatati – nel rispetto della Costituzione e della logica – rispetto a quelli che lui desiderava. Lui può sbraitare ma Conte gli ha impartito in diretta tv (su La7, perché la Rai è in ferie…) una piccola lezione di diritto costituzionale: i tempi non li decidi tu ma “ben altre figure istituzionali”.

E appunto il Quirinale accompagna con razionalità e regole alla mano la tumultuosa fase che si è aperta. Non la tirerà in lungo ma nemmeno si lascerà intimorire dal caporione leghista. Si seguirà la Costituzione,  urla di più è nulla di meno. Con tutti i passaggi previsti. Discussione parlamentare, dimissioni del governo, consultazioni, eventuale incarico eccetera eccetera.

Riassumendo. Salvini incassa la prima sconfitta sui tempi; vede il formarsi di una ostilità generale contro la sua offensiva; deve preoccuparsi dei mercati, della Borsa, dello spread, dell’Europa (di questa Europa uscita dal voto che certo non gradisce il rischio di un’Italia che se ne va per conto suo e magari dichiara guerra all’euro); da ultimo, comincia a ronzargli nelle orecchie l’eco di contestazioni che non sembrano stavolta opera dei soliti disturbatori dei Centri sociali ma forse qualcosa di più solido.

Insomma, la guerra lampo del soldato Salvini è cominciata male. E se la cosa si mette sul piano della guerra di posizione può andare ancora peggio, perché lì servono intelligenza politica e capacità di tessere alleanze, due cose che il Capitano certo non padroneggia.

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