Perché il sindaco di Amatrice mente sapendo di mentire?

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I soldi donati ai terremotati con SMS sono spariti? Ecco quale è la verità documentale

Sabato 23 settembre Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, ha parlato alla festa di Fratelli d’Italia a Roma dicendo che gli oltre 34 milioni di euro di aiuti alle zone del Centro Italia colpite dal terremoto non sono mai arrivati a destinazione: Non un euro donato dagli italiani è finito ad Amatrice”. Pirozzi, parlando poi con i giornalisti, ha detto che sulle donazioni “fino a oggi sono arrivati i soldi della solidarietà degli italiani, per il resto la gestione degli sms è stata una cosa scandalosa perché ad Amatrice e Accumoli non è arrivato niente e questo è stato un grande sbaglio perché genera nelle persone la convinzione che nulla è vero”.

TUTTO FALSO: gli oltre 34 milioni di euro donati dagli italiani ai terremotati sono destinati ad opere danneggiate dal terremoto a beneficio delle comunità locali. Non sono spariti e addirittura i progetti finanziati sono frutto di una scelta istituzionale condivisa.

Ecco la VERITÀ documentale.

La quota delle donazioni della Protezione civile ai progetti delle 4 Regioni colpite dal terremoto è stata assegnata in funzione della percentuale di danno avuto in ciascun territorio colpito.

La scelta di quali progetti finanziare è stata condivisa tra Regioni e Comuni nel corso di incontri istituzionali che si sono svolti nelle settimane e nei giorni precedenti alla decisione presa per destinare i fondi. Nel caso specifico del Lazio la riunione con gli amministratori locali si è svolta il 5 luglio 2017 ed i rappresentanti dei Comuni di Amatrice e Accumoli erano ASSENTI!!

Il direttore dell’ufficio speciale della ricostruzione del Lazio informò che i 3,9 milioni di euro  destinati al Lazio sarebbero stati utilizzati per integrare i fondi regionali per la ricostruzione degli edifici scolastici “che presentano i livelli più elevati di danno e vulnerabilità”. La preferenza è caduta sui comuni di Poggio Bustone, Collevecchio e Rivodutri, perché il finanziamento delle strutture scolastiche di Amatrice e Accumoli era già coperto al 100% con i fondi dello Stato.

Tra l’altro, furono informati dell’esito dell’incontro i sindaci assenti in modo da dare la possibilità di “sollevare obiezioni”; obiezioni che ovviamente non ci furono!!

Le donazioni raccolte grazie alla generosità degli italiani, quindi, secondo quanto disposto per legge sono confluite nella contabilità speciale del Commissario straordinario alla ricostruzione dopo l’approvazione dei progetti proposti dalle Regioni d’intesa con i territori colpiti.

A seguito dell’approvazione dei progetti (17 luglio – con pubblicazione sul sito del commissario straordinario di governo, sia sul sito della Protezione civile) il Dipartimento della Protezione civile il 4 settembre ha comunicato alle Regioni di aver trasferito la somma di circa 26 milioni di euro, su un totale complessivo di oltre 34 milioni di euro, sulla contabilità speciale intestata al Commissario Straordinario del Governo, per consentire l’avvio delle procedure di realizzazione dei lavori approvati.

Il resto della somma delle donazioni, cioè circa 8,5 milioni, è disponibile per finanziare nuovi progetti, uno dei quali delle Marche, (comune di Acquasanta Terme) per il quale è stato disposto il rinvio per approfondimenti istruttori ed altri interventi in corso di progettazione.

Allora perché il Sindaco di Amatrice mente?

Perché non si esita quando si tratta di apparire, perché anche il dramma del terremoto fa brodo per fare campagna elettorale, perché lui pensa al proprio futuro personale. Il Procuratore capo di Rieti liquida il caso annunciando l’apertura di un “fascicolo a modello 45″ e dichiarando che se i fondi raccolti fossero finiti nella casse della Protezione civile – come è –  “il fatto si rivelerà una grande bolla di sapone”.

Io non penso che tutto possa finire così! Quando le Istituzioni – un Sindaco – accusano falsamente e consapevolmente altri servitori dello Stato – la Protezione Civile – di reati gravissimi, siamo di fronte ad un fatto di una straordinaria rilevanza; sia politica che giudiziaria. Nelle aule di giustizia si chiama calunnia, nelle piazze della nostra Italia si chiama bieca speculazione politica per fini personali.

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