“Personal Shopper”, i demoni del mondo contemporaneo

Focus

L’ultimo film di Olivier Assayas è una potente riflessione sul contemporaneo mascherata da thriller paranormale

Lungometraggio che è valso a Oliver Assayas il premio come miglior regia a Cannes (ex equo con Cristian Mungiu), “Personal Shopper” racconta la storia di Maureen (Kristen Steward), giovane americana che lavora a Parigi come personal shopper alle dipendenze della ricca e famosa Kyra. Oltre ad adempiere, piuttosto controvoglia, a tale incarico, Maureen cerca di stabilire un contatto con il fratello gemello morto proprio a Parigi: entrambi i fratelli erano infatti accomunati dall’essere dei medium, avendo l’innata capacità di stabilire un contatto con quelli che si presume siano spiriti dell’aldilà.

Schermata 05-2457891 alle 18.44.51Dietro l’apparenza di un thriller/horror dal forte connotato paranormale, Personal Shopper è una riflessione sul processo di costruzione dell’io; o meglio: sull’impossibilità di articolare pienamente tale processo nel tempo che stiamo vivendo. In un mondo in cui i rapporti sono sempre più spersonalizzanti, sembra suggerire Assayas, la comunicazione, come quella a distanza tra la protagonista e il suo compagno (o la malsana dinamica che si instaura tra Maureen e un inquietante personaggio che le lascia continui messaggi tramite smartphone) è sempre mediata.
Il contesto in cui agisce porta inoltre  la protagonista a tendere verso modelli poco edificanti: Maureen anela ad essere Kyra, ne prova gli abiti di nascosto, ma allo stesso tempo, come dichiara esplicitamente, se ne vergogna.
Questo stato di cose legittima quindi la messa in scena di una umanità giovane alla quale è precluso un domani: “Faccio fatica a vedermi nel futuro” dice uno dei personaggi del film: “Ti capisco” risponde Maureen.

A fare da filo conduttore della storia le apparizioni di un fantasma, che ha un duplice ruolo: quello di orientare la narrazione sotto un punto di vista squisitamente soggettivo – l’interiorità tarpata della protagonista, che passa la vita ad “aspettare” che avvenga qualcosa – e quello di fungere da grande allegoria del demone interiore dell’uomo contemporaneo, che non riesce a liberarsi per trovare la sua vera passione.
La qualifica di “personal shopper” (“Odio questo lavoro, mi distoglie da quello che vorrei davvero fare” ci confessa Maureen) diviene l’emblema di questo vuoto di prospettive alla quale è spesso consegnata l’esistenza.

Con una Kristen Steward sempre credibile e totalmente calata nella parte, e grazie ad una concatenazione di eventi molto ben congegnata, il film si rivela convincente sia come narrazione introspettiva del personaggio principale, che come storia ad alta tensione da seguire col fiato sospeso.

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