Italiani, tra desiderio di sicurezza e paura del fascismo

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Intervista al presidente Swg Pessato: “Presa di distanza netta da chi inneggia al fascismo. Chiedere più sicurezza non significa voler tornare al passato”.

All’armi siam fascisti? L’Italia in camicia nera mette paura ma difficilmente troverà consenso, almeno a stare ai sondaggi, poiché la tenuta democratica della società non è in discussione. Una ricerca di Swg mostra come nel nostro Paese non solo sia forte il timore di rigurgiti neofascisti o addirittura neonazisti, ma anche come gli italiani chiedano più controlli verso movimenti che si rifanno alle ideologie più brutali del Novecento.

Maurizio Pessato, presidente di Swg, gli italiani avvertono come pericolo reale la presenza della desta radicale?
“Stando ai dati si può dire di sì’: se guardiamo tutti i numeri e l’andamento in crescita, costante su tutte le domande, dal 2017 al 2019, possiamo affermare che c’è una presa di distanza netta da queste ideologie, da chi inneggia al fascismo o al nazismo. Insomma, qui non si tratta di un parlare tanto per parlare, di una ‘retorica dell’antifascismo’, ma c’è una volontà ben delineata: gli italiani non vogliono che tornino certi tempi. Ed è interessante notare che questo vale sia per il nazismo sia per il fascismo”.

Dall’indagine emerge anche un timore, e quindi un rifiuto, di scenografie, ritualità legate alla destra estrema.
“È come se l’opinione pubblica ci dicesse ‘non scherziamo col fuoco’, insomma non minimizzate il problema, ma nemmeno banalizzatelo. Questo genere di percentuali così alte, che non sono usuali nei sondaggi, e la tendenza degli ultimi due anni ci dicono che la società non accetta una legittimazione, più o meno strisciante, di ideologie fasciste”.

Qualcuno potrebbe obbiettare che ciò che vale per la percezione sovradimensionata che gli italiani hanno del fenomeno migratorio, vale anche per il pericolo neofascista.
“Obiezione interessante, ma anche se fossi stato ‘imbrogliato’ e mi avessero fatto credere che gli immigrati abbiano invaso l’Italia, io esprimerei comunque il mio dissenso nei confronti dell’arrivo di migranti. E così nel caso del nazi-fascismo: anche se mi avessero imbrogliato sulla dimensione di movimenti di estrema destra, rimane il fatto che io il nazi-fascismo non lo voglio, lo rifiuto. Insomma, pur reagendo a un’enfasi nata sui social”, rimane il fatto che l’opinione pubblica ha reagito in un certo modo: dicendo ‘no, grazie’ al fascismo e al nazismo”.

Lei ha citato i social: sono uno dei luoghi più insidiosi per la diffusione di queste idee?
“Le esteriorizzazioni e i contenuti dei social contano molto, influenzano sicuramente l’opinione pubblica. Penso al corteo di Casapound a Trieste, penso a Torre Maura dove oggi ci sono Casapound e Forza Nuova, probabilmente cinque anni ci sarebbero stati soltanto cittadini arrabbiati. Se queste forze si mostrano, creano preoccupazione, allarme”.

Un altro dato interessante che emerge dai dati Swg, è la richiesta dell’opinione pubblica di più controlli e anche più repressione.
“Sì, ma non bisogna scambiare le paure generali dell’opinione pubblica con la voglia di tornare al passato: chi chiede ordine e sicurezza non lo fa certamente perché simpatizza con fascismo e nazismo. Gli italiani hanno le idee abbastanza chiare: chiedere più sicurezza significa voler vivere tranquilli, ma la soluzione non si trova nelle ideologie della destra radicale. Anzi, aggiungo che non c’è una corrispondenza automatica tra chiedere ordine e sicurezza ed essere di destra”.

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