Per il centrosinistra è un riscatto

Focus

Si sono scontrati due approcci nettamente diversi: quello nostro attento ai temi regionali e quello dei nostri avversari teso a politicizzare il voto

Il voto di ieri in Abruzzo,nel momento in cui consegna la vittoria al centrodestra, riapre però più di una speranza per il centrosinistra e per il Partito democratico. Una tornata elettorale che merita un’attenta riflessione. Si sono scontrati due approcci nettamente diversi: quello nostro attento ai temi regionali, a idee e programmi per l’Abruzzo e quello dei nostri avversari teso a politicizzare il voto, a trasformarlo in una prova nazionale.

Salvini è venuto 14 volte, Di Maio 7, Meloni almeno 15. Fino alla conferenza stampa finale per Marsilio: i capi del centrodestra tutti insieme, compreso Silvio Berlusconi, un messaggio di carattere nazionale più forte non poteva esserci. E nel momento in cui si sentivano sicuri della vittoria, tanto da candidare un non abruzzese che ieri non ha potuto neanche votarsi essendo residente a Roma, hanno trasformato il voto in un referendum personale, come dimostra il Tweet di Salvini che nel giorno delle elezioni in violazione delle regole invitava solo a votare Lega tralasciando sia candidato che alleati.

E non c’è dubbio che la propaganda della Bestia si sia affermata con la Lega che passa dal non esistere delle scorse regionali, al 13 per cento delle politiche, all’attuale 27,5. Il crollo dei 5 stelle invece ha del clamoroso. Dimezzano il loro voti nonostante Sara Marcozzi fosse in campo costantemente da anni, con l’esperienza in consiglio regionale e nonostante la retorica del reddito di cittadinanza in una regione del Sud disperatamente giocata dai suoi leader negli ultimi giorni.

Il centrosinistra dunque si riscatta da quel terribile 17 per cento delle politiche e lo fa grazie a un candidato autorevole come Giovanni Legnini, all’aver messo al centro la vita quotidiana degli abruzzesi e con un approccio fortemente unitario come coalizione e come Pd, che si è dimostrato capace di marciare unito anche in una fase congressuale. Il Pd quindi c’è anche perché oltre alla sua lista ha messo a disposizione candidati per altre liste. In particolare alla lista del presidente e ad Abruzzo in Comune (lista di sindaci con numerosi esponenti del Pd). Ma anche ad altre liste.

Per quanto mi riguarda, ho davvero fatto questa battaglia come se fossi io stessa candidata. Nel periodo della campagna elettorale mi sono resa conto di un cambiamento di clima che purtroppo non è bastato per capovolgere totalmente i pronostici, ma di sicuro è riuscito a determinare una situazione del tutto nuova rispetto a un anno fa. Da questa esperienza davvero se ne può trarre un insegnamento più generale.

Dalla freddezza iniziale, mano mano ho ravvisato un cambiamento, una maggiore attenzione alle nostre proposte. Mi accorgevo che molti cittadini che fino a poco tempo fa ci evitavano, ora si fermavano a confrontarsi con noi, a cercar di capire: e per chi fa politica con passione questo è un elemento fondamentale. Mi accorgevo insomma che in molti scattava il desiderio di rispondere alla Bestia. Sentivo però anche che nella pancia profonda della mia terra si assumeva il linguaggio ostile di Salvini, noi crescevamo ed eravamo visti con maggior rispetto, ma la possibilità di vittoria rimaneva però in ogni momento un obiettivo difficile.

Questo lo avvertivo e ne soffrivo, ma sono fiera di aver combattuto insieme a tante e a tanti corpo a corpo sul territorio, senza risparmio. E mai avremmo raggiunto questo risultato se non fossimo stati uniti, se non avessimo parlato di Abruzzo e candidato una personalità del livello di Giovanni. Abbiamo riconquistato sul 2018, voti, consenso e credibilità, e credo anche l’affetto del nostro popolo. Ora voglio dire solo grazie agli abruzzesi che ci hanno dato fiducia. Da questa ripartiamo con più convinzione per il futuro.

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