Mollare l’euro in un weekend: il piano B di Savona per tornare alla lira

Focus

Uno scenario che fa rabbrividire, un piano eversivo che avrebbe gettato in un incubo il nostro Paese

Più passano i giorni e più le tessere del puzzle sembrano mettersi a posto. Abbandonati i primi dubbi iniziali sul perché Salvini & Co. si sarebbero impuntati sul nome dell’economista Savona, tanto da rinunciare a formare un governo, ora le cose sembrano più chiare.

Perché Savona era così importante?

Il motivo ce lo spiega direttamente il sito scenarieconomici.com, il portale di economisti con cui Savona ha strettamente collaborato e da cui ha lanciato la sua debolissima difesa indirizzata a Mattarella. E sempre da lì che Savona ha attaccato duramente il capo dello Stato accusandolo di aver “subito un grave torto, sulle basi di un paradossale processo alle intenzioni”.

In realtà non sono intenzioni ma un vero e proprio piano messo nero su bianco e ancora visibile on line.

Sul sito in questione infatti c’è un documento che porta la firma di vari economisti fra cui il ‘quasi ministro’ che teorizzava l’uscita dell’euro. Non un piano pubblicizzato e rivelato ai cittadini, ma anzi, per la risuscita del piano cosiddetto B c’era bisogno dell’elemento sorpresa. Tra le tante misure di tipo tecnico, ci sono infatti anche quelle relative alla gestione ‘politica’: in particolare, per la riuscita dell’operazione, Savona proponeva di condurre i primi negoziati in segreto, senza comunicare a nessuno su cosa si stava lavorando.

Il Piano

Il piano prevedeva di stampare 8 miliardi di monete nel giro di poche settimane e far scattare il D-Day con relativo annuncio soltanto il venerdì sera a mercati chiusi, per lanciare il lunedì mattina la nuova lira svalutata presumibilmente del 15-25%.

Uno scenario che fa rabbrividire, un piano eversivo che avrebbe gettato in un incubo il nostro Paese. Infatti dal giorno dopo tutti i salari, le pensioni e i prezzi sarebbero dovuti essere riconvertiti in lire: non ci sarebbe stata cartamoneta (in attesa di stampare), tutte le transazioni sarebbero dovute avvenire tramite carte di credito o assegni. Contestualmente anche il debito sarebbe dovuto essere rinominato nella nuova valuta. Ma non solo, il piano prevedeva un default controllato e una rinegoziazione del debito pubblico con i creditori internazionali.

Il fatto che Paolo Savona pubblicamente non ammetta che questo fosse il suo piano non ci può rassicurare. La sua firma sotto questo documento vale più di mille parole.

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