Piazza del Popolo vuole la data del Congresso

Focus

In quella splendida ed assolata piazza, i militanti sono venuti a riempire i nostri vuoti e mancanze, a perdonarci in qualche modo anche gli errori compiuti

Diciamoci la verità: in questo preciso momento, nel bel mezzo della instancabile propaganda di un governo populista che sembra avere il vento in poppa nel gradimento di larga parte dei cittadini, la straordinaria partecipazione popolare alla manifestazione di domenica scorsa a Piazza del Popolo se l’aspettavano davvero in pochi. Gli stessi media, che ormai da un bel po’ sembrano più occupati a fare le pulci all’opposizione anziché incalzare le nuove forze di governo sugli enormi rischi a cui stanno esponendo il paese, erano pronti a scommettere su un nuovo fallimento, sull’abbandono dell’ultimo baluardo rimasto in dotazione al nostro partito, e cioè il suo popolo.

E invece questa gente, che in realtà non rappresenta il fortino estremo ma è l’esclusiva tenutaria del marchio “Partito Democratico” era lì, in quella splendida ed assolata piazza, a riempire i nostri vuoti e mancanze, a perdonarci in qualche modo anche gli errori compiuti.

Ebbene, tutti indistintamente ci siamo detti che è da piazza del Popolo che dobbiamo ripartire, che è a quelle decine di migliaia di persone che intanto dobbiamo delle risposte. E’ sacrosanto: certo che rispondiamo. Ma aggiungo: facciamolo adesso e subito, che è già tardi.

A chi chiede di smetterla di dividerci finiamola di offrire lo spettacolo perenne di una classe dirigente arroccata su posizioni personalistiche e deleterie per la vita di una grande comunità quale noi siamo. Stabiliamo una volta per tutte che l’unità di una grande forza politica si concretizza innanzitutto nel rispetto delle decisioni assunte dalla sua maggioranza, a partire dalla scelta di chi avrà il compito di guidare il Pd. Alzi la mano chi può candidamente ammettere che non siamo mai stati afflitti dalla sindrome del fuoco amico; se si facesse un test sulle istanze più gettonate durante gli incontri nei circoli o nelle feste dell’Unità scommetterei qualunque cifra che la richiesta di cessate il fuoco sul conducente si piazza ai primissimi posti. Chi ci chiede di sbrogliare la matassa elaborando una chiara e netta linea politica al contempo pretende, giustamente, che quanto si decide nei luoghi democraticamente preposti venga rispettato e abbia il seguito che merita.

Due settimane e 7 kili in meno fa, di fronte al continuo dilagare sui giornali, sui social, in tv, di legittime ed interessanti posizioni di molti di noi sul futuro del partito e su quale orizzonte, mutatis mutandis, abbiamo in animo di puntare per migliorarci tornando ad essere forza maggioritaria e guida del paese, ho deciso di intraprendere uno sciopero della fame. E l’ho fatto unicamente per una ragione, per ottenere che quanto stabilito nella scorsa assemblea nazionale venisse mantenuto e fosse quindi indicata chiaramente la data in cui svolgere il Congresso, cioè l’unica sede naturale attraverso cui si esplica e si definisce una volta per tutte la linea politica di un partito. Se non riusciamo a capire che questo non è più il momento di dilazionare e sospendere le decisioni, se non abbiamo chiaro lo scenario di un governo che crede di essere ancora all’opposizione e che scientificamente mira a cancellare quanto di buono faticosamente il Partito Democratico ha costruito negli ultimi anni alla guida del paese, se non ci interessano i sondaggi che ci danno ogni giorno di più in flessione costante, se ci culliamo sugli allori di uno zoccolo duro che crediamo esista e resista malgrado noi, allora non abbiamo capito nulla ed è bene che ci si prepari alle inevitabili conseguenze. La piazza di domenica merita risposte vere e le merita adesso. Perché è questo il nostro compito: smetterla di riempirci la bocca con un’entità intangibile che chiamiamo “il nostro popolo” ma restituire a donne e uomini in carne ed ossa il ruolo che i fondatori del Pd hanno scelto di assegnare loro al momento dell’atto costitutivo, ovvero il compito non solo di esserci, di partecipare ma soprattutto di decidere.

E chissà se, iniziando da adesso il percorso congressuale, così come avvenuto domenica scorsa, questa nostra gente non possa finire di stupirci ancora una volta, magari andando ad ingrossare, contro ogni attuale aspettativa, le code ai gazebo durante le primarie. Se davvero vogliamo dare le risposte a quella piazza ripartiamo da qui, confrontiamoci e scegliamo. Ma facciamolo nella nostra sede naturale, nel Congresso. Ci vuole la data nelle prossime ore, non chissà quando. Solo così avremo risposto al nostro popolo e vedrete che questo popolo ci ripagherà.  

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