Dalla piazza al Parlamento una sola voce: il ddl Pillon va buttato

Focus

Dal presidio in piazza Montecitorio il grido: “Ritirate il ddl Pillon. Noi non ci ritireremo”. E Zingaretti annuncia la “maratona di interventi del Pd”

In un’Italia che il governo grillo-leghista ha trasformato in una trincea quotidiana, con l’agenda politica e di governo costantemente occupata da temi portatori di divisioni e conflitti, oggi è stata la giornata del ddl Pillon, dal nome del senatore della Lega, cattolico integralista e tra gli organizzatori del Family Day, che l’ha presentato. Un provvedimento che apporta una seria di modifiche in materia di diritto di famiglia, separazione e affido condiviso dei figli minori, introducendo misure come la mediazione obbligatoria e il mantenimento in forma diretta senza automatismi e portando nel nostro ordinamento concetti come il “piano genitoriale” e l’alienazione genitoriale, senza mai considerare in maniera esplicita i casi di violenza e di maltrattamento familiare.

Una legge criticata e giudicata inemendabile non solo dai movimenti femministi, ma anche da diverse associazioni di avvocati, psicologi, giudici minorili e operatori del settore, fino ad arrivare all’Onu, con la lettera preoccupata che le relatrici speciali sulla violenza e la discriminazione contro le donne hanno scritto al governo italiano lo scorso ottobre.

Due gli eventi che hanno occupato il campo di battaglia odierno: l’inizio in commissione Giustizia al Senato della discussione sul Disegno di legge, e il presidio che la rete di movimenti e organizzazioni che si oppongono al provvedimento ha organizzato davanti a Montecitorio. Con lo slogan “Ritirate il ddl Pillon. Noi non ci ritiriamo”, si sono ritrovate in piazza la rete dei centri antiviolenza D.i.Re, la Casa internazionale delle donne, CGIL, ARCI, la ong Differenza Donna, Rebel Network, l’UDI e il Coordinamento italiano dei servizi maltrattamento all’infanzia, insieme a molti parlamentari dell’opposizione a cui si è aggiunta, a sorpresa, anche la cantante Fiorella Mannoia. La mobilitazione è iniziata srotolando due lunghissimi striscioni di 50 metri l’uno, contenenti la lista dei nomi dei primi 150mila firmatari della petizione che su change.org chiede il ritiro del disegno di legge.

Una piazza in cui è risuonato l’annuncio del sottosegretario M5S Vincenzo Spadafora, poi smentito dai fatti, che aveva detto: “Per noi quel testo non esiste più”. “Se davvero quel testo fosse stato archiviato dai 5stelle – ha detto da piazza Montecitorio la sentarice dem Monica Cirinnà –  oggi non doveva essere al calendario di Commissione Giustizia. E’ la prova che che il governo vero ce l’ha in mano la Lega“.

Al termine del presidio, e prima dell’inizio della discussione in commissione, il Pd ha annunciato in conferenza stampa l’intenzione di usare tutti i mezzi a disposizione per evitare l’approdo nell’Aula di Palazzo Madama del provvedimento. Un annuncio subito rilanciato dal segretario nazionale, Nicola Zingaretti, che ha lanciato la “maratona di interventi delle senatrici e dei senatori del Pd in commissione Giustizia” per dire che “noi non arretreremo di un millimetro finché quel testo, figlio di una cultura machista e retrograda, non verrà ritirato”.
“Il ddl Pillon non è emendabile, né migliorabile – ha aggiunto Zingaretti -: va semplicemente cestinato. Noi lo diciamo da mesi e su questo punto speriamo che entrambe le forze di maggioranza, al di là degli annunci di Di Maio, procedano con coerenza”.

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