Pierre Carniti, quando il sindacato era l’Italia

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E’ morto l’ex segretario della Cisl, un grande innovatore nella recente storia d’Italia

La generazione di sindacalisti come Pierre Carniti è stata fondamentale non solo per il movimento sindacale ma per l’Italia. La grandezza di quella generazione fu tale perché fece delle organizzazioni sindacali un punto di forza indistruttibile della democrazia. Lo si vide bene durante gli anni di piombo: senza Cgil Cisl e Uil il terrorismo non sarebbe stato sconfitto come fu sconfitto. Nel Paese, nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole.

Carniti ha un ruolo centrale nella storia democratica del Paese. Grande segretario della Fim, la Cisl dei metalmeccanici, poi leader della Cisl, cattolico, riformista, costruttore di un sindacato inteso come nervatura della democrazia, come infrastruttura della partecipazione operaia, come soggetto politico e non meramente “controparte” di governi e imprenditori, Carniti fu un grande innovatore della sua Cisl, proteso a un rapporto non facile ma “alto” con la sinistra storica e sindacale, fino ad essere affascinato da un certo nuovismo degli anni Ottanta che lo portò ad avvicinarsi al Psi e anni dopo ai Cristiano sociali, che divenne poi una componente dei Ds: una personalità complessa, un uomo colto, un amico del progresso.

Chi ha qualche anno di più ricorda suoi memorabili comizi – la Cisl è stata in questo senso una grande scuola, pari a pari con la Cgil. In particolare due: quello nella Reggio Calabria in mani ai fascisti di Ciccio Franco, nel ’69; e quello del 2 dicembre ’77, a San Giovanni, i metalmeccanici in piazza contro il governo di unità nazionale, nella tempesta estremistica e ribellistica.

Se ne va dunque una figura che rimarrà fra quelle che hanno difeso la democrazia e reso il Paese un po’ migliore, un grande della democrazia italiana,

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