Il Pil continua a crescere, frutto di politiche economiche serie ed appropriate

Focus

Il messaggio che ci lascia in eredità il 2017 è quello di un’Italia finalmente rimessa in carreggiata dopo la lunga crisi

Il quarto trimestre 2017 ha fatto registrare il quattordicesimo aumento consecutivo del PIL italiano in termini congiunturali, con una crescita dello 0,3% rispetto al precedente terzo trimestre dello scorso anno. L’aumento tendenziale annuo del PIL rispetto al corrispondente quarto trimestre del 2016 è stato invece dell’1,6%, il secondo progresso più forte nel corso dell’attuale fase di ripresa economica dopo quello del terzo trimestre 2017 che aveva toccato l’1,7%.

La crescita del PIL italiano nel 2017, in base ai dati destagionalizzati e corretti per il calendario, quindi comparabili con quelli del 2016, si conferma al +1,5%, mentre l’incremento annuo è stato stimato dall’Istat al +1,4% sulla base dei dati trimestrali grezzi per via del fatto che il 2017 ha avuto due giorni lavorativi in meno rispetto al 2016. Entrambi i dati confermano il consolidamento della nostra ripresa economica, che è andata ben oltre le previsioni che ancora circolavano 7-8 mesi fa e che eredita per il 2018 una crescita acquisita, cioè quella che si avrebbe in caso di variazione congiunturale nulla dei trimestri di quest’anno, pari a +0,5%.

Hanno contribuito all’aumento congiunturale del PIL nel quarto trimestre dello scorso anno sia l’industria sia i servizi mentre si è registrata una flessione del valore aggiunto dell’agricoltura. Da lato della domanda vi è invece stato un contributo positivo al PIL da parte sia della domanda interna sia della domanda estera netta.

La forte dinamica della produzione industriale è stata una delle principali componenti della crescita italiana nel 2017. Lo confermano anche gli ultimi dati Eurostat relativi allo scorso mese di dicembre che indicano un aumento dell’output industriale italiano dell’1,6% rispetto a novembre, in raffronto ad un progresso dello 0,9% in Spagna, dello 0,6% in Francia e a un calo dello 0,5% in Germania e dell’1,4% nel Regno Unito.

Intanto la Commissione Europea, nel suo ultimo rapporto trimestrale “Employment and Social Developments in Europe”, ha riconosciuto che oltre la metà del calo dei disoccupati registrato nell’UE tra dicembre 2016 e dicembre 2017 è avvenuto in quattro Paesi: Spagna, Italia, Francia e Polonia, nell’ordine. L’Italia ha contribuito a tale miglioramento con una diminuzione complessiva di 270mila disoccupati. Per quanto riguarda poi la disoccupazione giovanile, il nostro Paese è stato quello che ha fatto registrare il più forte decremento del tasso di disoccupazione della popolazione compresa tra 15 e 24 anni, con una riduzione di ben 6,9 punti percentuali in un anno.

Il messaggio che ci lascia in eredità il 2017 è quello di un’Italia finalmente rimessa in carreggiata dopo la lunga crisi 2008-2013 grazie alle riforme e agli interventi di politica economica del quadriennio 2014-2017. Il PIL è tornato a crescere in modo importante. Qualcuno potrebbe obiettare che i nostri tassi di espansione sono ancora distanti da quelli di altri grandi Paesi. In realtà non è così se si tiene conto del nostro forte calo demografico che molto ci penalizza, sicché nel 2016-17 il PIL per abitante dell’Italia è invece aumentato di più di quello delle altre 4 maggiori economie occidentali: Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito. L’industria nazionale è in netta ripresa. Nel complesso dell’economia sono stati creati quasi un milione di posti di lavoro in quattro anni, metà dei quali a tempo indeterminato e la disoccupazione è significativamente diminuita.

Ciò detto, è evidente che molta strada è ancora da fare. Diversi settori produttivi sono ancora in difficoltà, la disoccupazione totale e giovanile restano ancora alte, i divari sociali e territoriali lasciati in eredità dalla crisi necessitano di sforzi ulteriori da parte delle politiche economiche e per il lavoro. Ma il messaggio è chiaro. Soltanto continuando sulla via delle riforme e degli interventi di politica economica in un equilibrato mix di rigore, flessibilità e crescita si potrà dare ulteriore solidità e continuità alla ripresa italiana. L’Italia non ha bisogno di improvvisazioni dilettantesche in economia come quelle che sentiamo proporre in queste settimane di campagna elettorale da alcune forze politiche. Improvvisazioni che distruggerebbero in poco tempo tutti i progressi che si sono realizzati faticosamente negli ultimi quattro anni. Uscire da una nuova eventuale crisi, deve essere ben chiaro a tutti, sarebbe molto più duro e difficile di quanto non sia stato uscire dalla precedente.

Il lascito delle riforme è troppo prezioso per essere compromesso e disperso.

Vedi anche

Altri articoli