A Pisa decisivo l’apporto dei grillini alla destra

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Tra le cause della sconfitta del centrosinistra a Pisa ci sono questioni locali, ma il clima nazionale ha certamente influito

Il taglio di questa lettura del voto si riferisce alle sole variabili politiche; per quelle sociali ci vuole più tempo e più analisi del dettaglio. Tuttavia la scelta è anche di valore: ho infatti l’impressione (ovviamente opinabile) che in casi come questi le variabili politiche siano dominanti.

Il primo elemento da tenere presente è la storia elettorale, cominciando da quella della cosiddetta Prima Repubblica, ossia del primo sistema dei partiti. Giova ripeterlo di fronte a tante semplificazioni, specie di non pisani: nel caso del comune capoluogo il peso della componente di tradizione Pci, quella quantitativamente maggioritaria nella sinistra, è sempre stato decisamente minore rispetto al resto della provincia e di altre località toscane.

Sindaci del Pci si trovano solo tra 1946 e 1951, per due mesi del 1971, dal 1976 al 1985. Un totale di 14 anni su 48. Volendo si può aggiungere Elia Lazzeri, eletto con la Dc e poi passato alla Sinistra Indipendente: così si arriva comunque a 19 anni su 48. Ovviamente se si aggiungono anche i 13 anni di sindaci socialisti si arriva a 32 su 48, ma comunque in coalizioni senza il Pci.

Non c’è quindi una storia elettorale univoca di sinistra in quel periodo. In quello successivo i risultati sembrano a prima vista dire il contrario coi tre sindaci del secondo sistema dei partiti: un indipendente di sinistra (Flioriani) e due di origine Pci-Pds-Ds-Pd (Fontanelli e Filippeschi). Il punto è però se si sia trattato di vittorie quasi scontate e automatiche. Le elezioni del 20 novembre 1994 furono vinte senza ballottaggio, ma nel clima complessivo segnato in maniera molto forte dalla crisi del Governo Berlusconi, ormai privo di maggioranza da due settimane.

E’ il turno in cui il centrosinistra vince anche a Brescia e Sondrio. Il rapporto con la città sembra però logorarsi per cui nel 1998 Floriani non è ricandidato e Fontanelli vince solo al ballottaggio: la vittoria è progettata e ritenuta da molti un frutto del cambio di offerta politica; altrimenti non sarebbe stata affatto scontata. La rielezione nel 2003 avviene poi senza ballottaggio, ma in un clima generale di logoramento del Governo Berlusconi.

Dal 2008 in poi c’è poi un cambiamento molto importante che fa pesare di più l’incrocio con le variabili nazionali perché la scadenza diventa abbinata alle Politiche. Marco Filippeschi riesce a vincere col 53%, ma al ballottaggio, nel clima difficile della vittoria di Berlusconi di due settimane prima. Una vittoria difficile che rivela anche in quel caso il carattere contendibile del voto urbano, E’ poi riconfermato senza ballottaggio nel 2013, nel clima deludente della non vittoria di Bersani, ma comunque migliore di cinque anni prima.

Nel caso di stavolta il peso della variabile nazionale era ancora maggiore: nel 2008 e nel 2013 vi era stata contestualità tra Politiche e primo turno delle comunali; qui invece si trattava di votare nel periodo di luna di miele dell’attuale Governo, avendo già perso alle politiche di qualche settimana prima anche nel comune. A fronte dei risultati equilibrati del primo turno, in sostanza, le possibilità di capovolgere il dato delle politiche erano affidate soprattutto allo spostamento dell’elettorato del M5S.

Se esso si fosse astenuto in grande maggioranza, i riporti dei voti delle altre liste avrebbero potuto nel complesso beneficiare di più al candidato del centrosinistra Serfogli (la rimobilitazione della sinistra e di parte dei civici avrebbe superato gli elettori civici verso il centrodestra). Invece nel caso di Pisa, come negli altri comuni della Toscana, gli elettori del M5S, come rilevato dal Cattaneo, si sono riversati in grande maggioranza sul centrodestra determinando il risultato. Probabilmente per cause più politiche che sociali, per desiderio di alternanza tipico di una forza movimentista, anche se il clima sociale con alcuni scontri degli ultimi giorni potrebbe avere inciso. Quello è stato comunque il flusso decisivo.

C’è quindi materia per ripartire, ma sapendo bene che la contendibilità è data da un incrocio tra il rilancio nazionale e quello locale e non solo da uno dei due fattori.

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