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Pochi click per fare carriera, ecco la classe dirigente a 5 stelle

Doride Falduto non è l’eccezione ma la regola. Venti voti on line per aggiudicarsi la candidatura nella corsa a sindaco di Monza, infatti, non sono affatto una stranezza per un Movimento in cui la selezione delle classi dirigenti è affidata a votazioni on line con numeri risibili e liste di candidati venuti dal nulla, parvenu improvvisamente proiettati dentro le istituzioni senza alcuna formazione politica o amministrativa.

Con risultati, vedi il caos romano, che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. L’esempio più eclatante di come bastino poche manciate di click per cambiare la vita di qualcuno, probabilmente, è quello di Luigi Di Maio proiettato alla vicepresidenza della Camera dalle ben 182 preferenze ricevute nelle parlamentarie del Movimento del 2012.

Due anni prima, per le elezioni comunali di Pomigliano, il giovane studente in Giurisprudenza candidato premier in pectore del M5S non era andato oltre i 59 voti raccolti. Con 182 preferenze, invece, Di Maio è volato a Montecitorio facendo balzare il proprio reddito dallo 0 dichiarato al Fisco nel 2012 ai quasi 100mila euro di imponibile del 2016. Percorso simile anche per Roberto Fico, oggi presidente della Commissione di Vigilanza Rai, che alla Camera ci è invece arrivato sulla spinta delle 228 preferenze ricevute nelle parlamentarie per la circoscrizione Campania 1 (la stessa di Di Maio) dopo i fallimenti nella corsa alla presidenza della Regione Campania nel 2010 (1,35% e spicci il risultato raccolto) e in quella per la poltrona di sindaco di Napoli nel 2011 (sesto al primo turno con l’1,38% dei voti).

Prima di diventare uno dei volti noti del Movimento rivestendo il ruolo non ufficiale di uomo delle riforme, anche Danilo Toninelli aveva avuto scarso successo elettorale. Candidato al consiglio comunale di Crema nel 2012, aveva raccolto solamente nove voti. Un anno più tardi, invece, all’ex ufficiale dei carabinieri sono bastate 144 preferenze alle parlamentarie del Movimento per assicurarsi un posto a Montecitorio.

Trentuno in meno, invece, quelle che hanno spalancato le porte della Camera a Carlo Sibilia, scelto poi da Grillo e Casaleggio per fare parte dell’ex direttorio a 5 stelle. Anche lui, come del resto prevedeva il regolamento del M5S che dava accesso alle parlamentarie solo a candidati già “trombati ”in precedenti elezioni, fino ad allora non aveva avuto particolare successo in politica visto che alle Regionali campane del 2010 aveva messo assieme la bellezza di 370 preferenze «risultando – recita Wikipedia – cinquantottesimo su 80 candidati in Provincia di Avellino».

Duecento invece le preferenze ricevute on line alle parlamentarie da Angelo Tofalo, membro del Copasir oggi al centro delle polemiche per i rapporti intrattenuti con una coppia di trafficanti d’armi convertiti all’Islam arrestati a fine gennaio. Accade al Sud, ma accade anche al Nord. Come in Piemonte, dove la più votata nella circoscrizione 2 è risultata Fabiana Dadone alla quale 112 preferenze espresse on line sono valse uno scranno a Montecitorio e un posto in commissione Affari Costituzionali.

Così, vista la facilità di accedere ad un posto di prestigio, responsabilità e alta retribuzione, sono stati ben 5.091 i militanti che hanno tentato la fortuna con le Europarlamentarie del 2014, a fronte dei 1400 delle parlamentarie del 2012. E anche in questo caso i risultati sono stati scoraggianti visto che per avere un posto “blindato” in lista per la corsa a Strasburgo a Laura Ferrara sono bastate 133 preferenze mentre 132 sono state quelle raccolte da Laura Agea, finita in questi giorni sotto accusa per aver usato i fondi di Strasburgo per assumere come assistente un imprenditore che in realtà l’avrebbe aiutata per la politica locale in Umbria.

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