Poletti apre a modifiche per i voucher: “Pronti a ridefinirne l’uso”

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E sulla fuga dei giovani all’estero: “Quelli che se ne vanno non sono sempre i migliori”

Nel giro di pochi giorni il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è tornato a far discutere per le sue dichiarazioni. La settimana scorsa si era espresso sulla possibilità di evitare il referendum sul Jobs Act, scatenando non poche polemiche, oggi è tornato a parlare della riforma bersagliata dall’opposizione soprattutto per il capitilo riguardante i voucher: i buoni lavoro introdotti con la volontà di regolare quella serie di prestazioni discontinue e occasionali, che solitamente finivano nel sommerso del lavoro nero.

Un’intenzione nobile che però non ha sortito gli effetti sperati. Dalla loro introduzione, infatti,  l’utilizzo dei voucher lavoro ha registrato un vero e proprio boom. Secondo i nuovi dati diffusi dall’Inps, nei primi 10 mesi dell’anno ne sono stati venduti 121,5 milioni. Una situazione che ha fatto lanciare l’allarme ai sindacati, all’opposizione e anche alla minoranza Pd. Oggi Poletti ha però detto che l’esecutivo è pronto a ridefinire “dal punto di vista normativo il confine dell’uso dei voucher”.

Il ministro ha sottolineato che il governo ha introdotto la tracciabilità dei buoni lavoro e “dal prossimo mese vedremo l’effetto: se è quello di una messa sotto controllo di questo strumento bene, altrimenti ci rimetteremo le mani”.Poletti ha anche sottolineato che non vede motivo di intervenire sul Jobs act: “è stata una buona legge, ha fatto bene e fa bene al Paese. Quindi non vedo ragioni per cui dobbiamo intervenire su questo versante”. Una strenua difesa del lavoro fatto, dunque, che però non convince chi vorrebbe rivedere completamente la riforma.

Ai giornalisti che fanno notare come il Jobs Act non abbia arrestato la fuga dei giovani italiani all’estero, il ministro risponde polemico: “Se 100 mila giovani se ne sono andati dall’Italia, – ha detto – non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’… Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.

“Intanto – ha proseguito Poletti – bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Permettetemi di contestare questa tesi”. Detto questo, ha concluso il ministro del Lavoro, “è bene che i nostri giovani abbiano l’opportunità di andare in giro per l’Europa e per il mondo. E’ un’opportunità di fare la loro esperienza, ma debbono anche avere la possibilità di tornare nel nostro Paese. Dobbiamo offrire loro l’opportunità di esprimere qui capacità, competenza, saper fare”.

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