La lezione di Kolarov (una metafora della società italiana)

Focus

“I tifosi di calcio capiscono poco”: è bastata una frase in conferenza stampa per creare la polemica ma la realtà non è molto diversa da come l’ha raccontata il giocatore della Roma

La frase che non ti aspetti. Impopolare quanto vera. Brutale quanto efficace. “Il tifoso non capisce nulla di calcio. Anche a me piace il tennis, lo guardo, mi appassiono, ma non ci capisco nulla”.

Con questa frase il terzino della Roma, Kolarov, mette in chiaro la differenza tra il professionista e lo spettatore. Tra la tecnica e la chiacchiera da bar. Tra la teoria del tifoso e la pratica del campo.

Mi ha colpito molto questa frase, per due motivi. Innanzitutto, perché da un calciatore, di qualunque squadra, di qualunque serie, siamo abituati ad ascoltare il campionario dell’ovvietà, quei concetti validi per ogni partita, ogni stagione, ogni risultato. E poi perché, a ben pensarci, è una rivendicazione che qualunque professionista, della politica come dell’economia, del diritto come della medicina, oggi dovrebbe fare, a costo di essere impopolare, per non arrendersi al declino che ormai molti (ma non gli ottimisti come me) giudicano inarrestabile.

E la metafora sportiva, suscitata dall’essere Kolarov un calciatore, ben si attaglia all’attuale crisi della nostra società (la cui prima vittima è la vita politica), che coincide con la crisi del merito e delle competenze.

A un certo punto di un campionato il pubblico (gli elettori), di fronte allo spettacolo (spesso non entusiasmante) delle squadre in campo (i protagonisti della politica), non si sono più limitati ad applaudire e a fischiare. Né si sono limitati, come al bar, a commentarne le gesta, sperando in una migliore campagna acquisti della società. Né si sono magari preoccupati che il vivaio sfornasse nuovi talenti. Non è bastato tutto questo. Troppi rigori sbagliati a porta vuota, troppe partite perse all’ultimo minuto.

Dagli spalti non valutano più l’impegno dei calciatori. Si limitano a contestarne gli ingaggi, troppo alti. In effetti, tutti sono bravi a dare calci al pallone. Perché non provarci loro. C’è anche chi, addirittura, li accusa di combine. Sono tutti uguali. Si spartiscono la torta. E gli arbitri, poi, tutti cornuti, tutti corrotti. Parte così l’invasione. Dagli spalti, gli spettatori scendono in campo. “Fate fare a noi”, anche senza scarpe da calcio, senza preparazione atletica. Senza cognizioni tattiche. Doppiovuemme, 4-3-3, diagonale, non sappiamo cosa siano, ciò che conta è entrare in campo e dare calci al pallone. Giocare onestamente, anche senza arbitri. Tanto sono corrotti, fanno parte del sistema.

Ci proviamo noi. Fuori tutti. Entriamo in campo. Curioso l’atteggiamento delle riserve (quelli troppo giovani, troppo anziani, troppo inesperti o semplicemente non in forma). Di quei giocatori che, sì, sono professionisti anche loro. Ma non sono della prima squadra. Che possono giocare solo se si infortunano i migliori. Che possono ritagliarsi ruoli secondari, temporanei. Invece di proteggere i propri compagni titolari, li spingono anche loro a ritirarsi negli spogliatoi, beandosi di questa invasione di campo. Sperando di trovare un po’ di spazio in più anche loro. Magari giocare insieme agli invasori. Poveri illusi.

Nel frattempo, i dilettanti allo sbaraglio si riversano in campo con tutta la foga possibile, e tutti all’attacco. Senza ruoli. Tanto “uno vale uno”. A che servono le competenze? Tecnica, tattica, esperienza. Tutti all’attacco i pivelli, e intanto fioccano gol in contropiede. Le riserve, intanto, cercavano un accordo con gli invasori del campo, sperando di giocare scampoli di partita. Nessun accordo, sempre ai margini restano.

Intanto ciò che resta del pubblico si gode il triste spettacolo. C’è chi intimamente lo apprezza, per il solo fatto di avere una chance di entrare in campo anche lui, e inizia ad applaudire. E poi a fischiare. Pronto a sua volta ad invadere il campo. C’è chi si allontana, perché non ha il coraggio di vedere la disfatta. Per fortuna prima o poi la partita finisce.

In conferenza stampa finalmente appare Kolarov, che rimette tutto nel giusto ordine.

I professionisti sono professionisti. La prima squadra in campo, le riserve a sostenere i compagni. E i tifosi ad applaudire o fischiare. Ognuno può avere un ruolo. Non c’è forma più alta di disonestà di quella di svolgere compiti al di fuori della propria portata.

PS: Per evitare invasioni di campo, è certamente importante scegliere bene sia la prima squadra che le riserve.

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