M5S e Lega, quando il nuovo che avanza è peggio del vecchio

Focus

Sognavamo un centrosinistra caratterizzato dalla koinè social-liberale in competizione con un centrodestra prevalentemente liberal-conservatore

Alla vigilia delle elezioni politiche del 1994 Silvio Berlusconi, al di là dei suoi mille spot televisivi, apparve in difficoltà in un confronto pubblico con Giorgio Napolitano, che incarnava in quel momento il meglio dell’esperienza storica e politica ormai nota come Prima Repubblica. Già era evidente la grande mistificazione: il “nuovo” e il “vecchio” non andrebbero vissuti come contrapposti. Vi è sempre una tensione fra “il prima” e “il dopo”, un rapporto dialettico, una trama inestricabile. Dinanzi allo stile e alla competenza del leader riformista, al suo spessore e alla sua capacità di coniugare memoria e spirito d’innovazione, mi venne da pensare a lui come al naturale candidato a Palazzo Chigi.

Ecco: già nei decenni precedenti egli sottolineava l’importanza di un consenso di fondo fra le grandi forze popolari sulle principali scelte di politica estera, oltre che su altre questioni decisive. E negli anni Ottanta, esortando invano i contendenti a superare il duello a sinistra, notava come fra Pci e Psi vi fosse stato un riequilibrio non solo e non tanto quantitativo, bensì soprattutto qualitativo.

In seguito è prevalsa la logica delle fughe in avanti. E, in definitiva, la sinistra ha compiuto errori analoghi a quelli dei suoi avversari, con il risultato di seppellire il passato senza discernimento, senza una prospettiva critica, senza la capacità di cogliere meriti, errori e responsabilità. Così siamo giunti al paradosso: il “nuovo” finisce per identificarsi con le pulsioni sovraniste o antioccidentali, con la chiusura, con la paura o con la riproposizione dei vizi peggiori della vecchia politica.

Cosa rappresenta l’Occidente? Come leggere le contraddizioni degli ultraconservatori Usa? Le democrazie liberali mostrano problemi e aporie, eppure è dal loro seno che potranno scaturire le soluzioni.

Sognavamo un centrosinistra caratterizzato dalla koinè social-liberale, in competizione con un centrodestra prevalentemente liberal-conservatore. I venti impetuosi della globalizzazione hanno per ora spazzato via quell’aspirazione, e si scorge l’incubo di un mondo gravido di conflitti e di un’Italia esposta ad antiche tentazioni illiberali.

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