Politica e sindacati, quando in gioco c’è l’Italia

Focus

La notizia del dissenso di Confindustria verso l’esecutivo, costituisce un fronte su cui insistere

In epoca di “blockchain” e di dati che certificano il crescente regresso del Paese (fonte ISTAT), occorre stabilire una via maestra che oltrepassi le storiche contrapposizioni sociali. Verso un patto solidale e lungimirante che porti alla nascita di una nuova fase meno ideologizzata e politicizzata, puntando alla rappresentanza della nazione nelle sue diversità.

L’avventurismo di governo che copre, esaltandole, le reali intenzioni di chi segue logiche sovranazionali da nuovo ordine mondiale in atto, non permette ulteriori perdite di tempo. Distinguendo, però, i ruoli che riguardano politica e sindacato, due ambiti differenti che possono incontrarsi su un obiettivo comune chiamato Italia nella sua dimensione europea. A condizione che si recuperi una responsabilità diffusa (e credibile) senza strane commistioni consociative.

La notizia del dissenso di Confindustria verso l’esecutivo, costituisce un fronte su cui insistere.

Rivedendo gli antagonismi storici davanti ad una situazione emergenziale anche nelle argomentazioni di un Governo che basa ogni male sui complotti speculativi. Per lanciare un nuovo confronto che metta da parte le ortodossie interessate, perchè se a chiamare è il bisogno nazionale l’unica risposta può essere la maturità di un atteggiamento. Che innovi approcci e contenuti ormai datati,  alla ricerca di una visione accomunante che semplifichi e riorganizzi, tra l’altro, la miriade di sigle spesso utili al solo carrierismo di chi ne fa parte.

Ogni evoluzione, del resto, passa anche per qualche rinuncia. E l’impalpabilità di un sindacalismo culturalmente sempre più spento pur con qualche eccezione (penso a Marco Bentivogli più che alla confederazione che rappresenta), raccomanda il dovere di rileggere il ruolo che si svolge. Senza rinnegare la ragione del proprio essere ma declinandolo in maniera differente. Per un’unitarietà non solo formale ma che sia tale anche nel quotidiano, avviando un insieme sindacale che porti all’univocità di una missione oltre l’eccessiva frammentazione esistente. Perchè l’unico elemento di verità da assimilare è proprio il salvataggio del Paese da un rischio molto prossimo di implosione.

Quella che gli odierni maggiorenti attribuirebbero all’orco cattivo Europa, a qualche generica speculazione e, in generale, ai consueti “poteri forti” (tra cui le agenzie di rating) che sono il paravento alle proprie incapacità. Illudendo – media al seguito – l’eccessiva semplicità di troppi, i primi che poi pagherebbero.

Vedi anche

Altri articoli