Pompei, ecco il nuovo regolamento per organizzare eventi privati

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Emanato il regolamento per ottenere la concessione d’uso del sito archeologico. Sarà possibile organizzare mostre, concerti e convegni. Stop a matrimoni e feste private

Monetizzare. È questa la finalità di un’operazione che ad alcuni apparirà sacrilega, mentre ad altri il razionale sbocco di una tendenza in atto da anni. Quella di utilizzare gli scavi di Pompei come suggestiva cornice per concerti, film e spettacoli teatrali è una prassi che ha segnato la storia del famoso sito archeologico. Ma qui non stiamo parlando di eventi epocali come il famoso live dei Pink Floyd del 1973: il sovrintendente Massimo Osanna ha varato infatti un regolamento che stabilisce le garanzie necessarie per ottenere la concessione dell’utilizzo di Pompei al fine di organizzare manifestazioni private come mostre, concerti, convegni. Una nota della direzione del Parco Archeologico sottolinea come non si tratti di ‘far cassa’, ma di ottenere trasparenza per quel che riguarda le concessioni. Allo stesso tempo però viene messo in evidenza come alla base di tale operazione vi sia una logica che vuole reperire risorse per la manutenzione e la tutela del “sito archeologico più famoso al mondo”.

La prima tappa sarà quella di formare una commissione “in grado di valutare i progetti proposti sotto tutti gli aspetti; anzitutto di compatibilità con il contesto archeologico e di tutela del monumento, ma anche legali, amministrativi e tecnici”. Sí perché la «compatibilità» dell’avvenimento è uno dei criteri decisivi che la direzione del Parco ha affidato alla commissione, composta da architetti, archeologi e avvocati. Matrimoni e feste private, per fortuna, non potranno essere ospitati da Pompei: “la tutela del sito, ma anche della sua immagine – assicura Osanna – sono delle priorità assolute.” Previsto l’obbligo, per chi ottiene la concessione, di pagare oneri assicurativi, garantire la solvibilità con una fideiussione e coprire le spese della vigilanza che sarà in ogni caso affidata al personale degli Scavi. ”Nulla di nuovo a livello normativo, in quanto è già tutto previsto dal Codice dei Beni culturali – spiega Osanna – ma finalmente viene messo a regime il sistema di concessione in uso di spazi, attraverso l’individuazione precisa di tutte le aree dei nostri siti che si prestano allo svolgimento di attività o eventi”.

E intanto è stato reso noto (con ampia risonanza mediatica) il tariffario contenuto nel regolamento: quindicimila euro per l’affitto dell’Anfiteatro o per il Foro, 10mila per la Palestra Grande, analoga cifra per il Teatro Grande, 5mila per il Quadriportico, 5mila anche per la Basilica o per le Terme suburbane. “La novità – sottolinea la direzione di Pompei – è di aver disciplinato in maniera chiara, diretta e trasparente, anche attraverso la pubblicazione sul sito web istituzionale quelle che sono le condizioni delle concessioni in uso delle aree archeologiche e l’esplicitazione di tutti i luoghi che, tenuto conto in primis delle imprescindibili esigenze di tutela e di rispetto del monumento, possono essere prese in considerazione. Tutto ciò era prima molto poco chiaro al di fuori dell’amministrazione.”

Solo il tempo potrà dirci se questo passo riuscirà effettivamente a produrre un effetto benefico su Pompei, rilanciando il sito, o se si rivelerà un approccio controproducente. Per ora, abbiamo la rassicurazione che “il livello di controllo e di valutazione sulla qualità e la fattibilità degli eventi proposti” sarà, a detta degli enti competenti, molto alto. Speriamo non si rivelino parole al vento.

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