Noi che amiamo Genova ora vogliamo che…

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A questa città dobbiamo molto di più che un rituale omaggio retorico. A Genova le istituzioni devono una promessa di rilancio

Una ripartenza, un giorno da vivere come speranza per il futuro di Genova. Nessuna spettacolarizzazione, ma sobrietà, asciuttezza e rispetto per l’enorme dolore di quella tragedia e delle sue vittime. Genova può e deve ripartire.

Oggi le pile del Morandi sono state demolite. Ora ci auguriamo tutti che inizino al più presto i lavori della vera ricostruzione del nuovo ponte, che i disagi di chi ha perso il lavoro, l’azienda, la casa, il proprio quartiere vengano affrontati e risolti definitivamente.

Il cosiddetto decreto Genova non ha risolto tutti i nodi e, come il PD ha più volte sottolineato criticamente, avrebbe dovuto affrontare le criticità ambientali, il sostegno economico alle imprese e ai lavoratori, l’aiuto per le famiglie della zona limitrofa al ponte ( la nota zona arancione). Purtroppo tutti i limiti dell’impostazione di quella sono ancora lì sul tavolo. Non si può attendere oltre per la loro soluzione.

Noi amiamo Genova, tifiamo per questa città che ha vissuto nella sua storia ‘ la vocazione al trionfo e al pianto’. Per questo non desisteremo e continueremo la nostra battaglia politica fino a che non saranno affrontate tutte le scelte che le consentiranno di essere competitiva e forte nel futuro. Ricostruire il ponte è certamente un passaggio chiave, ma Genova ha bisogno anche di rafforzare il suo impianto infrastrutturale per dare prospettive vere ad un territorio che ha perso e continua a perdere troppi abitanti e prestigio economico.

A questa città dobbiamo molto di più che un rituale omaggio retorico. A Genova le istituzioni debbono una promessa di rilancio. Che va monitorata giorno per giorno e prima di tutto onorata.

Genova da secoli vive soprattutto grazie al porto. Ha importanti industrie, ha sposato la tecnologia, ha imparato a vivere anche di turismo. Ma la sua anima antica è là: in quei moli e in quelle calate sconosciuti a chi non vi opera. Ora è dovere di tutti, a partire da chi ha più responsabilità, mettere in condizione la capacità operativa logistica del porto, un asset fondamentale per il paese, di produrre crescita e occupazione per Genova e per l’Italia.

Per questo ci vogliono due impegni assoluti. La merce in partenza e in arrivo deve viaggiare molto più rapidamente. Servono cose che i genovesi ormai recitano a memoria: valico, nodo, ponte e gronda. Valico e ponte sono in corso, il nodo ora può ripartire, ma dopo un anno il governo gialloverde non ha ancora detto se la gronda si fa o no. È il momento di rompere indugi, tentennamenti e astuzie e dire parole chiare su questo.

Ponente e Valpolcevera inoltre non possono più pagare per tutti il prezzo dello sviluppo. Il parco della memoria deve rappresentare anche l’inizio di un riscatto. Un primo passo, cui ne devono seguire tanti altri (il parco di Cornigliano, il futuro di ILVA, la facoltà di ingegneria), per dare vita a un percorso di riqualificazione. Per una comunità che non grida, ma merita rispetto e chiare prospettive di riscatto.

E allora basta tentennare. E torno al tema simbolo: La Gronda che va fatta perché senza quest’opera il grande porto di Genova non si rilancerà completamente anche in relazione ai nuovi sviluppi strategici della Cina. Quest’opera -come ho detto- poteva partire già un anno fa grazie al lavoro portato avanti dai nostri governi. Invece da un anno e’ scomparsa dal dibattito. Il governo Lega e M5S stanno condannando il nostro territorio al declino. Perché senza la Gronda non saremo mai competitivi e altri territori e continenti vinceranno la sfida della modernizzazione, lasciandoci indietro. Ecco il vero tema che il PD ha davanti. Denunciare e sfidare attraverso la nostra proposta politica tutte le opportunità che questi irresponsabili stanno facendo perdere al nostro Paese , ai nostri giovani. Ci stanno condannando al ‘presentismo’. Come se la ricerca del consenso nel presente sostituisse la spinta al futuro che ha mosso intere generazioni.

Nasciamo tutti per migliorarci, sfidare il futuro, cambiare. Il sovranismo/populismo vuole incatenarci ad un presente claustrofobico cancellando la speranza di un mondo migliore. Noi dobbiamo essere la forza coraggiosa che crede nel progresso e trascina donne e uomini ad avere fiducia nei cambiamenti. Noi dobbiamo essere la forza che fa percepire l’importanza di un collegamento, di una strada, di un porto, di una riqualificazione non per ciò che significa nell’immediato ma per ciò che rappresenterà per il futuro delle giovani generazioni. Noi dobbiamo sostituire la stanchezza del presente con la forza di nuove idee e progetti. Per Genova, per il Paese.

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