Ponte Morandi, il giorno della demolizione e del ricordo (VIDEO)

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L’esplosione controllata delle pile 10 e 11 dell’ex viadotto Morandi rinnovano il dolore di quel 14 agosto

Oggi alle 9.37 sono cadute le pile simbolo di quello che fu il ponte Morandi. Chi ha assistito alla scena è stato colto da un dolore nuovo. L’addio a quel viadotto “traditore” che il 14 agosto scorso ha portato via la vita a 43 persone non è stato facile. Rappresenta quella tragedia, ma non vederlo più significa dire addio al profilo familiare dello skyline di Genova, salutare la promessa di un futuro che connetteva e dava prosperità.

La dinamite e il plastico collocati su piloni e stralli delle pile 10 e 11 dell’ex viadotto hanno fatto collassare la struttura. E a 11 mesi dalla tragedia che ha sconvolto la città, nella zona est del cantiere lungo il Polcevera, può definitivamente partire la ricostruzione.

E sta tutto lì quel rimescolio di dolore e speranza, rimpianti e rimorsi, rabbia e voglia di ripartire. Ma oggi più che mai lo sguardo è diretto a quel 14 agosto. Tornano le storie, i volti, le voci di chi c’era. Incredibile il racconto di Davide Capello, portiere del Legino e pompiere che si trovava sul ponte al momento del crollo. Il ragazzo è volato per 80 metri con la sua automobile ed è uscito miracolosamente illeso dall’impatto. L’ex estremo difensore del Cagliari ha raccontato la sua storia in una nota audio inviata al padre dopo l’impatto: “Prima ho sentito un rumore, poi è crollato tutto. Stavo andando a Genova, ero sul ponte. Ho fatto trenta metri di volo e poi l’auto si è incastrata tra le colonne e le macerie. È incredibile, non ho un graffio”. Ponte Morandi, le storie dei sopravvissuti al disastro
Ha fatto invece il giro del mondo l‘immagine del camioncino della Basko rimasto sull’orlo del baratro. A bordo c’era un genovese di 37 anni che è riuscito a salvarsi frenando appena in tempo e scappando poi a piedi. Tanti non sono stati così fortunati. Persone che stavano semplicemente attraversando un ponte, chi per andare in vacanza e chi per andare al lavoro. Il crollo ha trascinato le vite di queste persone giù nel baratro del torrente.

Tra le prime vittime di cui si è conosciuta la storia ci sono i componenti di una famiglia di Campomorone, in provincia di Genova. Roberto Robbiano, 44 anni, la moglie Ersilia Piccinino, 41 anni, e il figlio Samuele, di soli 8: stavano andando in vacanza. Li attendeva un traghetto per la Sardegna. Non lo prederanno mai. C’è anche un’altra famiglia, stavolta di Pinerolo, distrutta dalla tragedia. Quella del viadotto sulla A10 è anche una storia di amori spezzati. Stella Boccia, 24 anni, nata a Napoli ma residente in provincia di Arezzo, era in vacanza con il fidanzato Carlos Jesus Erazo Truillo, 27 anni. Su quel maledetto ponte viaggiavano anche Alberto Fanfani, giovane medico fiorentino e la fidanzata Marta Danisi, 29 anni, promessi sposi che avrebbero dovuto dirsi di sì a maggio del 2019. Tra le vittime anche tre lavoratori che si trovavano nell’isola ecologica di Campi, travolta dal pilone crollato. Nell’incidente hanno perso la vita anche alcuni stranieri (cileni, da tempo in Italia, tre albanesi, un autista romano e il collega moldavo, alcuni turisti francesi), quattro ragazzi di Torre del Greco in provincia di Napoli, così come napoletano era l’autotrasportatore Gennaro Sarnatano, 43 anni, che stava rientrando col suo mezzo dalla Francia in Italia.

Tra le famiglie distrutte anche quella di Alessandro Robotti, 50 anni, di Arquata Scrivia (Alessandria), che viaggiava con la moglie Giovanni Bottaro, di 43 anni, e quella di Andrea Vittone, 49 anni, e Claudia Passetti, 48, di rientro dal viaggio di nozze dopo il matrimonio il 23 luglio scorso, insieme ai figli di lei: Manuele di 16 anni e Camilla di 12. Andavano in vacanza all’Elba, invece, i Cecala, provenienti dalla provincia di Novara: Cristian, la moglie Dawna e la piccola Crystal. Non erano gli unici a provenire da fuori regione per raggiungere la meta delle loro ferie.

L’esplosione di oggi è avvenuta come programmato. Dopo il ritardo provocato da un inquilino che non aveva voluto uscire dal suo appartamento invece delle 9 le operazioni sono slittate. Alle 9,28 sono entrati in funzione gli idranti che alla base delle pile 10 e 11 hanno bagnato il terreno per ridurre le dispersioni di polvere. Alle 9.32 la sirena ha iniziato a suonare avvolta dal silenzio delle migliaia di persone che in vari punti stavano assistendo alle ultime ore del Morandi.
Alle 9.37 le esplosioni: immediata una grande nuvola bianca ha avvolto le pile che collassavano e i palazzi attorno. Poi lentamente la polvere si è depositata e quel panorama al quale i genovesi erano abituati dal 1967 è scomparso definitivamente.

Le operazioni di ‘implosione controllata’, guidata dall’esperto esplosivista Danilo Coppe, sono avvenute nel rispetto dei modi e dei tempi annunciati.  Una leggera brezza di mare ha soffiato nell’area di ponte Morandi ed ha spinto la enorme nuvola di polvere provocata dalla caduta delle pile verso i monti. In pochi minuti la nube si è dissolta dall’area del cantiere e si è dispersa verso le colline della valle Polcevera. Ma quel dolore rinnovato non potrà essere spazzato, nemmeno dalla brezza più dolce del mare.

 

 

 

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