Povera Genova, dimenticata ed umiliata dal governo

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La sensazione è che sia diventata la cavia del governo dell’oscurantismo. Una città chiusa, dove mettere in pratica i dettami della decrescita felice

Era il 14 agosto quando il Ponte Morandi si sbriciolò, provocando la morte di 43 persone. Una tragedia inaudita, davanti alla quale il governo giallo-verde ha scelto di intraprendere la strada della propaganda. Non si conosceva ancora il numero delle vittime, quando il ministro delle gaffe Toninelli, incalzato da Di Maio, decise di proclamare la revoca della concessione da Autostrade per l’Italia, promettendo mari e monti. E’ ancora vivo il ricordo del “bagno di folla” di Salvini e Di Maio nel giorno dei funerali di Stato, i fischi agli esponenti del Pd.

Tre mesi dopo, è cambiato il mondo. Genova è stata dimenticata, le promesse sono rimaste tali. Umiliata da un decreto arrivato dopo un mese e mezzo, insufficiente e inadeguato, in cui, col tempo, nonostante lo sforzo dell’opposizione per migliorarlo, sono confluiti provvedimenti raccapriccianti come il condono edilizio voluto da Di Maio nel suo collegio elettorale a Ischia o l’innalzamento vertiginoso dei limiti di idrocarburi da sversare in agricoltura.

I cittadini che prima applaudivano hanno chiuso il credito con il governo. Sono scesi in piazza i residenti della Val Polcevera, che ancora non conoscono il loro futuro e quello delle loro case. Sono scesi in piazza i lavoratori del Terzo Valico che rischiano di rimanere a casa, dato che il Movimento Cinque Stelle – con la complicità della Lega – ha deciso, aggrappandosi alla retorica vuota dei costi-benefici, di bloccare l’avanzamento di un’opera necessaria e strategica per Genova e per tutta la Liguria. Lo stesso atteggiamento assunto sulla Gronda. Quando verrà ricostruito il ponte e chi lo farà? Non è dato a sapersi.

La sensazione è che Genova sia diventata la cavia del governo dell’oscurantismo. Una città chiusa, dove mettere in pratica i dettami della decrescita felice. Una vergogna inaccettabile.

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