Una legge contro i principi della Costituzione

Focus

Le dichiarazioni di Bonafede sul tema prescrizione sono espresse in malafede. E ce lo dimostrano alcuni dati inconfutabili

Tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge e ognuno di essi ha diritto, se indagato e poi imputato, ad un processo che sia “giusto”. Così recita la Carta Costituzionale.

Chi sbaglia, è certo, deve essere punito ma la sua pena deve essere comunque giusta. Ed una pena è giusta solo se è giusto anche il processo all’esito del quale viene emessa. Ma quando il processo, può dirsi giusto?

Dicono i padri costituenti, solo quando gli imputati, oltre a vedere garantito il diritto alla difesa, vengono giudicati in tempi certi e ragionevoli e, comunque, nel più breve tempo possibile.

Ed è proprio per la consapevolezza che, spesso, la peggiore delle pena è proprio l’esposizione, specie quella mediatica, cui è sottoposto l’imputato durante lo svolgimento del processo, che il nostro ordinamento ha previsto l’operatività di un istituto fondamentale, la prescrizione, che estingue il reato nel caso in cui il processo non si concluda entro tempi certi e ragionevoli.

La prescrizione, dunque, altro non è che un presidio di garanzia volto ad impedire che un cittadino qualsiasi possa essere sottoposto per sempre ad un processo penale. Una reazione dell’ordinamento al mal funzionamento della giustizia.

Per capire la portata e la natura di questo istituto, immaginate, solo per un attimo, di essere sottoposti ingiustamente ad un processo penale e di trovarvi a vedere rinviato o sospeso senza scadenza il vostro processo, per cause a voi non imputabili.

Immaginate insomma di trovarvi, giusto per restare sempre nell’alveo degli esempi, nelle condizioni in cui venne a trovarsi il tanto amato Enzo Tortora, e provate a capire la sofferenza cui si è costretti nel vedersi accusati ingiustamente di un fatto mai commesso e a non avere riconosciuto neanche il diritto alla conclusione del processo nel più breve del tempo possibile.

Ecco, solo se siete riusciti ad immaginarlo vi sarà possibile comprendere il perché la prescrizione debba essere considerata una giusta conseguenza ad un mal funzionamento del sistema giudiziario e, di contro, quanto sia priva di fondamento giuridico la posizione di chi, come il Ministro Bonafede, arriva ad affermare che la prescrizione è una delle principali ragioni di impunità dei delinquenti e una delle principali cause del collasso del sistema giudiziario.

E che le dichiarazioni di Bonafede sul tema siano espresse in malafede, ce lo dimostrano alcuni dati inconfutabili.

Innanzitutto, non è vero che “la prescrizione è uno strumento in mano agli imputati e ai loro cavillosi azzeccagarbugli (n.d.r. Avvocati)” e ciò in quanto, da un lato, ogni richiesta di rinvio proveniente dall’imputato e dal suo difensore comporta la sospensione per legge del decorso del termine di prescrizione e, dall’altro, stando alle statistiche ministeriali, circa il 70% delle prescrizioni maturano nel corso delle indagini preliminari, ovverosia quando i tempi sono dettati solo ed esclusivamente dal P.M..

Non è vero, poi, che la prescrizione rendi più lenti i processi; semmai il contrario: chi ha frequentato anche per un solo giorno le aule di Giustizia (Bonafede?) sa perfettamente che la pendenza del termine di prescrizione funge da acceleratore, obbligando tanto il PM quanto il Giudice ad accelerare il corso delle indagini e delle udienze.

Ma c’è di più.

Prevedere, come vuole fare la maggioranza con la norma introdotta nel DDL “spazzacorrotti”, che la prescrizione si sospenda per legge per effetto della semplice emissione di un decreto penale di condanna o in conseguenza di una sentenza di primo grado, senza distinzione tra sentenza di condanna o opposizione, non farà altro che esporre tanto coloro che sono ingiustamente imputati, quanto le vittime dei delinquenti veri, ad eterne sospensioni dei processi, ovverosia tempi incerti per avere giustizia.

Infine, è falso che la riforma di un istituto così importante e generale come la prescrizione possa essere introdotta con un emendamento ad una norma che si occupa di altro e non con un degno a se stante di riforma del giudizio penale.

Ma questo, a dire il vero, si desume agevolmente da quelle patetiche e confuse dichiarazioni le quali, a mezzo facebook, lo stesso Bonafede ha ammesso che la sua sgangherata riforma “sarà approvata subito ma avrà effetti solo dal 2020, dopo che sarà riformato tutto il processo penale”.

Ebbene, se queste dichiarazioni rendono palesi il tentativo di nascondere e annacquare un fallimento, quello che non è chiaro e che vorremmo che ci chiarisse il Ministro è questo: dall’approvazione della legge al 2020, anno di entrata in vigore della riforma peggiorativa della prescrizione, ci saranno esponenti della maggioranza che sono indagati e/o imputati e che continueranno beneficiare della “vecchia” formulazione della prescrizione?

Come disse il poeta, lo scopriremo solo vivendo. Ma una cosa è certa, lo scopriremo.

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