Il presidente della Cei Bassetti contro chi parla di “razza”

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“Immorale chi fa promesse che sa di non poter mantenere”

Sono diversi i riferimenti politici presenti nella prolusione del presidente della Cei Gualtiero Bassetti davanti al Consiglio Episcopale Permanente, riferimenti certo non espliciti eppure facilmente interpretabili.

Si prenda il passaggio sul tema dei migranti: “Bisogna reagire a una cultura della paura che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente. Non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese”. Non può sfuggire l’allusione alle recenti frasi del candidato leghista alla presidenza della Regione Lombardia Attilio Fontana sulla “razza bianca” e alle successive polemiche che ne sono derivate.

Sul tema del lavoro, il presidente della Cei ha parafrasato, modificandolo, un celebre slogan: “Creare lavoro, combattere la precarietà e rendere compatibile il tempo di lavoro con il tempo degli affetti e del riposo. Vorrei riassumere questi obiettivi con un’affermazione ambiziosa: lavorare meglio, lavorare tutti“.

Ancora, Bassetti ha detto: “E’ un’emergenza resa ancora più impellente dai dati relativi alla disoccupazione giovanile: sono troppi i nostri ragazzi che vengono ingiustamente mortificati nel loro talento e duramente provati nelle loro aspettative di vita, costringendoli spesso ad un’amara e dolorosa emigrazione. È un grido di dolore e di aiuto quello che viene dai nostri giovani. Che va raccolto e va fatto nostro. Come faremo nel prossimo Sinodo dei Vescovi”.

Ma Bassetti è entrato anche dentro l’attuale clima politico: “La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere. Altrettanto immorale è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti”.

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