Pittella-Tajani, tutte le incognite della corsa alla presidenza dell’Europarlamento

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Socialisti e Popolari rompono il patto che li ha visti finora scegliere di comune accordo le cariche dell’Ue. Tra i due italiani, prova a inserirsi il terzo incomodo Verhofstadt

L’appuntamento è fissato per il 17 gennaio, ma difficilmente già quel giorno il Parlamento europeo riuscirà a scegliere il proprio presidente, chiamato a succedere a Martin Schulz. Nelle prime tre votazioni, infatti, per vincere bisognerà ottenere 376 voti, cioè la metà più uno dei componenti dell’Assemblea e nessuno dei candidati in campo appare – a meno di clamorose sorprese dell’ultima ora – in grado di farcela. Gli occhi sono puntati quindi al quarto scrutinio, quando rimarranno in corsa solo i due più votati in una sorta di ballottaggio. E in pole position ci sono due italiani: Gianni Pittella, candidato ufficiale del gruppo dei Socialisti e democratici, e Antonio Tajani, su cui punta il Ppe. Una sfida inedita, visto che mai un italiano è riuscito a presiedere l’Europarlamento, da quando è stata introdotta l’elezione diretta nel 1979: l’ultimo nostro connazionale su quella poltrona è stato infatti Emilio Colombo (1977-’79).

In questi giorni, i due candidati e i rispettivi gruppi sono impegnati nella spasmodica ricerca di alleati per agguantare la maggioranza e battere quindi il fronte opposto. La situazione vede partire i S&D in svantaggio, con i loro 190 voti, contro i 216 dei Popolari. Pittella aspira al sostegno di Sinistra unitaria e Verdi (in tutto 102 voti), mentre più vicini a Tajani sono i Conservatori e riformisti (74). In totale si arriverebbe così a un vero e proprio testa a testa: 292 voti per il candidato socialista, 290 per il popolare.

Sarà determinante, quindi, capire come si muoveranno gli altri gruppi. Da una parte, ci sono gli euroscettici dell’Europa della libertà e della democrazia diretta (il gruppo, tra gli altri, dell’Ukip di Nigel Farage e del M5S) con 44 seggi e quelli dell’Europa delle nazioni e della libertà (con il Front Nationale di Marine Le Pen e la Lega Nord) con 39. Un pacchetto di voti che potrebbe andare ad aiutare Tajani, ma questa scelta è tutt’altro che scontata soprattutto per il primo gruppo, che ha contestato da sempre le politiche attuate anche dai Popolari europei, d’intesa o meno con i Socialisti. Non è escluso, quindi, che questa quarantina di voti si tramutino in schede bianche o in una non partecipazione al voto. Ci sono inoltre poco meno di venti non iscritti ad alcun gruppo.

L’ago della bilancia potrebbe essere allora il gruppo dei Liberaldemocratici dell’Alde (68 componenti), i quali hanno già avanzato la candidatura alternativa di Guy Verhofstadt. L’ex premier belga, europeista convinto, ha provato a sparigliare, proponendo ai S&D un’intesa sul proprio nome per battere i Popolari, all’insegna di una linea politica rivolta alla crescita e agli investimenti, contro il rigorismo degli ultimi anni. Ma il gruppo socialista è rimasto compatto a sostegno di Pittella. La partita, quindi, rimane aperta.

Quel che è certo, comunque, è che sembra essere tramontata definitivamente l’epoca della Grande coalizione tra le due grandi famiglie europee, quella socialista e quella popolare. Una conclusione alla quale si è giunti non solo per le tensioni dovute ai prossimi importanti appuntamenti elettorali europei (quest’anno si vota in Francia, Olanda e Germania e si potrebbe aggiungere anche l’Italia), ma soprattutto per l’avanzata dei populisti, che si alimentano proprio delle accuse mosse al ‘consociativismo’ tra i partiti tradizionali degli altri due campi.

Senza un accordo, tra l’altro, vacilla l’intero sistema di equilibri all’interno delle istituzioni dell’Ue. I Popolari, infatti, possono contare già sulla presidenza della Commissione (Jean-Claude Juncker) e su quella del Consiglio europeo (Donald Tusk). Quest’ultima poltrona è rivendicata dai S&D, nel caso in cui un altro Popolare dovesse riuscire a sedere sulla poltrona più alta dell’Europarlamento. Ma il Ppe non ha intenzione di cedere di un passo e punta all’en plein.

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