Ecco i presidenti delle Camere della seconda Repubblica

Focus

Dal 1994 i presidenti delle camere sono stati espressione della maggioranza parlamentare. I risultati delle elezioni del 4 marzo impongono un accordo

Come ad ogni inizio di legislatura la prima incombenza per i nuovi deputati e senatori sarà l’elezioni dei presidenti di Camera e Senato. Un’elezione importante per il ruolo e la figura che ricopriranno. Ben sette presidenti della Repubblica, prima di ricoprire la prima carica dello stato sono stati presidenti di Camera o Senato (Saragat dell’Assemblea Costituente).

Durante la parte finale della prima Repubblica la presidenza della Camera era ad appannaggio dell’opposizione, grandi figure politiche del Pci come Ingrao (eletto nel 1976 quando per la prima volta il Pci decise di astenersi e quindi favorì la nascita del governo Andreotti III che non aveva maggioranza), Iotti (1979-1992) e Napolitano (dal 1992 al 1994, inizialmente all’opposizione il Pds entrò nel 1993 nella maggioranza di governo con Ciampi presidente del Consiglio) hanno presieduto l’aula di Montecitorio. Nel corso della seconda Repubblica questa consuetudine è venuta meno. Il bipolarismo con gli schieramenti “autonomi” hanno portato i partiti a prendere tutti i ruoli, compresi quelli di garanzia per se.

I Presidenti della XII legislatura

La dodicesima legislatura (1994-1996) segna l’avvio della seconda Repubblica. Le elezioni vedono la vittoria di Silvio Berlusconi e del centrodestra. Come presidente della Camera al quarto scrutinio la leghista Irene Pivetti, prima e finora unica figura leghista ad aver ricoperto il ruolo di presidente di una delle camere. Al Senato l’elezione è stata thrilling. Al quarto scrutinio fu eletto Carlo Scognamiglio, che riuscì a battere per un solo voto il presidente uscente Giovanni Spadolini appoggiato dai progressisti (la coalizione di sinistra capitanata da Achille Occhetto) e dal Patto per l’Italia (che raccoglieva buona parte dei partiti nati dal disfacimento della Dc e altri partiti che formavano la maggioranza nella prima Repubblica) . Inizialmente il presidente provvisorio De Martino attribuì la vittoria a Spadolini, in quanto nell’ultimo conteggio il risultato sembrava essere di 161 voti a testa per i due contendenti (in caso di pareggio avrebbe ottenuto la vittoria il più anziano d’età, ossia l’ex leader repubblicano). Risultò successivamente decisiva la scelta di conteggiare all’esponente del Polo una scheda su cui era scritto scognaMIGLIO, inizialmente attribuita a Gianfranco Miglio, senatore e ideologo della Lega Nord.

I Presidenti della XIII legislatura

Dopo le elezioni del 1996 che videro vincere il centrosinistra di Romano Prodi alle presidenze delle camere vennero eletti Luciano Violante e Nicola Mancino. Luciano Violante fu eletto presidente della Camera al quarto scrutinio. Sin dalla prima votazione il centrosinistra (quasi compatto) appoggiò la candidatura dell’esponente Pds. Al Senato invece Nicola Mancino fu eletto al secondo scrutinio. Nel primo la maggioranza optò per votare scheda bianca.

I Presidenti della XIV legislatura

Nel 2001 il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi vinse nuovamente le elezioni. Per la presidenza della Camera il centrodestra individuò Pierferdinando Casini, mentre per il Senato Marcello Pera. Casini fu eletto al quarto scrutinio, quando è sufficiente la maggioranza assoluta dei deputati, mentre al Senato Marcello Pera fu eletto al primo scrutinio (al Senato sin dalla prima votazione è sufficiente la maggioranza assoluta). Per entrambe le camere la linea del centrosinistra fu quella di votare scheda bianca.

I Presidenti della XV legislatura

Il centrosinistra guidato da Romano Prodi riusci a spuntarla per poche migliaia di voti sul centrodestra. Quelle del 2006 furono tra le elezioni più combattute della seconda Repubblica. Nonostante il vantaggio esiguo al Senato, il centrosinistra decise di non concedere la presidenza al centrodestra. Alla Camera dei Deputati Fausto Bertinotti venne eletto senza molti problemi al quarto scrutinio. Una parte del centrodestra provò a forzare la mano votando Massimo D’Alema, ma il centrosinistra votò compatto il segretario di Rifondazione. L’interesse, in particolar modo dei giornalisti, fu tutto per il Senato. I numeri della maggioranza e la candidatura da parte del centrodestra di Giulio Andreotti potevano mettere in crisi il centrosinistra, che però votò compatto Franco Marini.

I Presidenti della XVI legislatura

Dopo solo due anni il governo di centrosinistra fu sfiduciato e così nel 2008 si tornò alle urne e vi fu la nuova affermazione del centrodestra di Silvio Berlusconi, nonostante la perdita dell’Udc che dopo 14 anni lasciò la coalizione. La scelta dei presidenti ricadde su Gianfranco Fini – leader di An, che per l’occasione era confluita nel nuovo soggetto il Pdl – e su un fedelissimo di Berlusconi Renato Schifani. Come da copione, visti i numeri e i regolamenti, Fini fu eletto presidente della Camera al quarto scrutinio, mentre Schifani presidente del Senato al primo. Non è stata una legislatura semplice per il presidente della Camera, che lasciò la maggioranza di governo e fu spesso attaccato dagli ex compagni di partito che sin dal momento dell’uscita hanno chiesto le sue dimissioni.

I Presidenti della XVII legislatura

Le elezioni del febbraio 2013 hanno dato un quadro d’incertezza. Mentre alla Camera il centrosinistra grazie al premio di maggioranza ha potuto contare su 340 deputati (la maggioranza assoluta) al Senato la situazione era molto complicata. Centrosinistra e centrodestra contavano rispettivamente 113 e 116 senatori, il M5s 54, mentre con Monti per l’Italia 18. Nessuno era minimamente vicino alla maggioranza assoluta. Alla Camera fu eletta al quarto scrutinio Laura Boldrini. Per i primi tre sia centrosinistra che centrodestra hanno scelto di votare scheda bianca. Al Senato dopo aver votato scheda bianca nel corso dei primi due scrutini i due schieramenti principali decisero i nomi dei propri candidati: Pietro Grasso il centrosinistra e Renato Schifani, presidente uscente il centrodestra. Al ballottaggio la spuntò Grasso grazie ai voti del centrosinistra e probabilmente dei centristi di Monti.

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