Il partito non torni alla stagione delle chiusure

Focus

Se veramente vogliamo ripartire dal basso, non rinviamo le primarie, unico strumento di democrazia compiuta e partecipata

Caro Maurizio Martina,

seguo tutto ciò che riguarda il nostro partito, soprattutto in una fase come questa. Con i limiti e le certezze che si legano al molto fatto e al tanto che avremmo voluto fare.

Concordo quando affermi che non vanno cercati capri espiatori. A condizione che non sia una dichiarazione di principio (le dimissioni di Renzi sono rimaste le uniche) ma un qualcosa di oggettivo che consideri le responsabilità di ciascuno, ad ogni livello e a partire dagli stessi territori. Silente testimonianza di una politica mai assimilata come vera, perché slegata dagli stili tradizionali di un’appartenenza per decenni più retorica che reale e ancora viva in tanta dirigenza e militanza.

Spero, perciò, che non si voglia tornare a quella stagione introversa delle chiusure, appesantendo il concetto di partito e di Partito democratico. Dove da un lato si dice di ripartire dal basso e dall’altro si rinvia l’unico strumento di democrazia compiuta e partecipata. Quelle primarie capaci di guardare oltre i nostri confini, senza il rischio di racchiuderci in un recinto solo partitico che finirebbe con l’allontanarci ulteriormente dalla necessità di andare oltre noi stessi. Un atteggiamento che ci riporterebbe a ciò che eravamo prima del 14 ottobre 2007.

Credo – e lo dico nel profondo rispetto che nutro nei tuoi confronti – che al netto dell’analisi rimarcata dalla tua relazione, sia necessario ripartire proprio da ciò che siamo adesso. Senza passi rassicuranti perché narcotizzanti, ma con la fermezza di chi, ponendosi all’opposizione spero convintamente, rappresenta il parametro a tutte le scelte che verranno.

Da parte di un esecutivo che non dovrà essere il classico compromesso a perdere per una responsabilità solo di facciata, ma la conseguenza di una scelta popolare che comunque e sempre va rispettata.

Chiudo, pertanto, con la speranza che non si rinverdiscano i “fasti” di una partecipazione circoscritta al perimetro di circoli che non devono tornare sezioni. E chiudo con l’idea che nessuno potrà mai cancellare la stagione riformista che ha rilanciato il paese ben oltre le percezioni strumentali, perché il Pd è questo e non il gioco di rappresentanze interne che alla lunga sciuperebbe il tanto che è rimasto. A partire dalla nostra idea di politica e di paese, perché noi siamo ciò che saremo e non quello che siamo stati fino a dieci anni fa.

Nei Ds ci sono già stato.

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