Quando il popolo è più avanti

Focus

Il popolo della sinistra fa piazza pulita di tante polemiche, ora tocca a Zingaretti costruire l’alternativa

  1. Il popolo – già, il popolo, altro che élites – in certi momenti si stringe attorno a qualcuno, a qualcosa. Nei momenti difficili, il popolo della sinistra, variegato e plurale, cerca e trova un appiglio a cui reggersi per non precipitare in basso, nelle zone buie della Storia. Questo è uno di quei momenti difficili. E oggi l’appiglio si è chiamato Partito democratico. Il 9 febbraio era stata la grande manifestazione sindacale, ieri quella di Milano contro il razzismo. Cose diverse. Unite però da un medesimo stato d’animo politico: gridare in faccia alla Storia che le destre non hanno affatto vinto la partita.

Le difficiltà restano ma il Pd dunque rialza la testa. La partita si riapre.

Le primarie infatti sono state un grande successo. La partecipazione è stata enorme. Abbiamo visto ai gazebo vecchine col bastone chiedere permesso per saltare la fila e ragazze gentili cedere loro il passo; sotto il sole di mezzogiorno o stringendosi nel cappotto nella sera di marzo.

Da Nord a Sud le persone di sinistra hanno risposto alla grande. E non vorremmo essere fraintesi se diciamo che non sono stati (solo) i nomi di Zingaretti, Martina e Giachetti a richiamare tanta gente ai gazebo: è stato qualcosa di più profondo. Un nuovo inveramento della democrazia che si organizza, un ennesimo ricominciamento della vicenda della sinistra italiana.

Venne dunque la domenica a spazzar via tante scemenze del venerdì e del sabato. Non è la prima volta che  le persone in carne e ossa si sono dimostrate più avanti dei gruppi dirigenti, degli osservatori, dei politologi, della chiacchiere. Sì, un lavacro democratico: e poi le irridono, le primarie, come quel poveraccio di Beppe Grillo, uno che di politica non capisce nulla e di senso storico ne ha meno del mio gatto. E da stasera, per favore, un po’ più di rispetto, da parte di tutti.

Ha vinto Nicola Zingaretti. Stravinto, anzi. Un’affermazione che travolge tutte le amenità su eventuali ribaltoni e vittorie dimezzate. Ora lui ha dinanzi a sé un compito difficilissimo, per il quale dovrà dedicare tutto se stesso.

Ha vinto, Zingaretti, perché ha dato l’idea non tanto di chiudere con la politica di questi anni ma con la “costituzione materiale” del Pd, con le guerre intestine, gli eccessi polemici, la centralità dell’ego. Se la gente lo ha votato, evidentemente c’è n’era molto bisogno.

Noi di Democratica ci permettiamo di salutare Maurizio Martina e Roberto Giachetti per la bella battaglia che hanno dato conferendo ricchezza a questa competizione, e di rivolgere un sincero augurio di buon lavoro a Nicola Zingaretti, nuovo segretario del Partito democratico.

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