“Il primato della tv anche in questa campagna elettorale”. Parla Panarari

Focus

Il massmediologo sulla campagna elettorale: “L’egemonia si gioca sui social ma il veicolo principale resta la tv. Il Pd? Deve imparare a fare comunicazione sempre”

“Contrariamente al refrain corrente, la tv continua a essere il veicolo per eccellenza della comunicazione politica”. E se lo dice uno studioso attentissimo alle nuove forme di informazione e creazione del consenso politico come Massimiliano Panarari c’è da credergli. Proprio così: questo non vuol dire che i social non stiano contando più niente, ma la Rete “è quantitativamente molto meno determinante della televisione”.

Ma come, Panarari, e tutti i discorsi sull’onnipotenza del web? 

Se guardiamo questa campagna elettorale dobbiamo dire che la tv continua a essere l’oggetto del desiderio dei politici e dei candidati. Resta lo strumento maggiore del marketing politico. Evidentemente, soprattutto per le fasce d’età più alte. La formazione del consenso deve ancora moltissimo alla tv e sbagliava chi diceva che il suo ruolo stava venendo meno.

Insisto: e i social?

Chiariamo: i social sono fondamentali per creare l’egemonia dei contenuti. Lo hanno capito i populisti-sovranisti, che infatti sono molto più presenti sulla Rete delle forze progressiste. Dal punto di vista dell’egemonia dei contenuti i social funzionano perché sono gli strumenti del nostro tempo, sono più à la page. Ed è importante aggiungere che questi contenuti egemonici vengono veicolati anche attraverso la tv, ma è un altro modo per confermare che dal punto di vista quantitativo è la tv la piattaforma dominante.

La sinistra non padroneggia bene questo nesso fra web e televisione…

La cosiddetta “crossmedialità” è invece importantissima da capire. La tv rilancia format, contenuti e formule elaborate all’interno del digitale. E’ chiaro che devi stare sulla Rete e stare sulla tv: invece la sinistra ha snobbato il web e poi recentemente ha un po’ snobbato la televisione. Ma il problema di fondo della sinistra. anche del Pd, è questo: deve comprendere che la comunicazione va fatta sempre, non solo quando inizia la campagna elettorale, questo è un riflesso dei vecchi partiti della sinistra. I sovranisti fanno una campagna elettorale permanente? E il Pd deve fare lo stesso, naturalmente con altro linguaggio e altro stile.

Come la sta vedendo questa campagna elettorale in televisione? Per esempio, i talk show non hanno un po’ stancato?

I talk hanno avuto una crisi e poi si sono ripresi prima della formazione di governo perché l’hanno saputa raccontare come una specie di romanzo e la gente si è appassionata. Nelle fasi “calde” della lotta politica – e quindi in campagna elettorale – le persone si rivolgono alla tv: e la formula dell’ infotainment, se fatta bene, funziona ancora perché spettacolarizza la politica. In generale, in tv vedo una preponderanza delle forza di governo anche grazie a una loro forte intuizione…

Quale?

Quella di aver occupato tutto il campo del bipolarismo. Lega e M5s mettono in scena la loro conflittualità e questo da una parte pone in difficoltà il Pd e dall’altra crea le condizioni per una nuova stagione della spettacolarizzazione della lotta politica. In questo modo mi pare che Di Maio si stia riprendendo. Anche contando sul fatto che sul web i siti e le pagine fiancheggiatori non cessano un solo momento di agire, e questa è tutta benzina.

Salvini occupa gli spazi come Berlusconi ai suoi tempi…

Giusto paragone. Lui stressa la comunicazione al massimo anche a costo di sovraesporsi. Super-comunica. Corre il rischio. Vedremo se avrà avuto ragione lui.

Scontata l’ultima domanda: e allora il Pd? Che dice sui due volti che in tv trainano la sua campagna elettorale, Zingaretti e Calenda?

Sono due personalità che rappresentano due modalità comunicative: Zingaretti è la “forza tranquilla” di mitterrandiana memoria, Calenda ha una comunicazione aggressiva, colpo su colpo, quella modalità che io chiamo “populista d’establishment”. Ma sul Pd insisto su quello che dicevo prima: non si può mai smetter di comunicare, non c’è “un” momento della comunicazione. Questo Renzi lo aveva capito, c’è chi dice anche troppo. Ecco, il Pd deve liberarsi dall’idea che la comunicazione si fa quando parte la campagna elettorale e capire che è meglio fare di più che di meno.

 

 

 

 

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli