A Bologna l’unità dei sindacati si rafforza

Focus
primo maggio unita sindacale

Landini, Furlan e Barbagallo provano a ricostruire l’unità sindacale. “Dobbiamo ripartire dai posti di lavoro, dai territori”.

La triplice torna unita sul palco, e non è solo la “formalità” del primo maggio a Bologna a rimettere insieme le tessere di un puzzle antico, quello, appunto dell’unità sindacale. Nel capoluogo felsineo, Cgil, Cisl e Uil celebrano insieme la giornata del lavoro, in testa al lungo serpentone per le vie della città, lo striscione “La nostra Europa: lavoro, diritti e stato sociale”, e i tre leader dei sindacati nazionali, Maurizio Landini (Cgil), Anna Maria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil) che affrontano il tema dell’Europa, dell’uniformità di regole, delle politiche per il lavoro che giudicano inadeguate, dei contratti per l’industria, della delocalizzazione, della sicurezza sui posti di lavoro.

Dietro le parole, dietro gli interventi applauditi dagli oltre trentamila manifestanti, c’è però il tema dell’unità sindacale. Il leader della Cgil, alla sua prima festa del lavoro, apre e in una intervista a Repubblica spiega che “le ragioni storiche, politiche e partitiche che portarono alla divisione tra i sindacati italiani non esistono più. Oggi possiamo avviare un nuovo processo di unità tra Cgil, Cisl e Uil”.

Unità, affinché il ruolo dei sindacati, da più parti messo in discussione e considerato in crisi di consensi, torni ad essere fondamentale nel tavolo delle trattative, reale interlocutore del governo, perché non siamo fuori dalla crisi, rimarca Furlan, e “al governo diciamo: inizia a interloquire seriamente con le parti sociali”. Insomma, unità sindacale come motore di ripresa: “la molla per cambiare la politica economica del nostro Paese”, evidenzia Barbagallo.

Oggi Annamaria Furlan, in un’intervista all’emittente cattolica Radio In Blue, ha sottolineato come “L’unità sindacale si costruisce nella condivisione e soprattutto partendo dal basso, partendo dai posti di lavoro, dai territori. È dal basso, condividendo proposte e mobilitazioni che si costruisce l’unità”. Più o meno le stesse parole adoperate da Landini: “Non deve essere un’operazione degli apparati burocratici“.

Dopo le scissioni nel dopoguerra della Cgil unitaria, dopo la ritrovata unità del 1972, dopo la crisi degli anni Ottanta, ora sembra che la stagione dell’unità possa rinascere, non fosse altro per opporsi a un governo che chiude gli spazi di partecipazione, esulta per successi mai arrivati e considera il lavoro come un problema assistenziale, non come una giusta realizzazione della propria vita.

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