Primo, recuperare nel “partito degli astenuti”

Focus

Se vuole contrastare la destra il Pd deve fare politica verso chi non ha votato

Continuare a non capire che la maggioranza politica relativa in questo paese, in alcune regioni assoluta, èl’astensione, ormai mi fa ridere. Continuare a confondere le percentuali di voto con il numero dei voti presi, oltre a farmi ridere mi irrita perché denota o l’ipocrisia o l’ignoranza di una certa classe politica. Continuare ad insistere per i liberaldemocratici, progressisti, verdi, e per la cosiddetta sinistra diversa da noi per andare da soli è stato puramente demenziale: oltre il 7% complessivo di suffragio, pari a circa due milioni di voti dispersi, verrà distribuito prevalentemente a favore delle destre! Ed anche considerando un calo di questi voti del 1,50 %, per ostracismo
verso il Pd, avremmo comunque ottenuto un risultato numericamente migliore. La destra ha preso il 40,9% di voti, salvo errori e omissioni, fra Salvini e Meloni ai quali, su richiesta berlusconiana, ma mi auguro non di tutti gli elettori di Forza Italia, va ad aggiungersi l’8,8% di quest’ultima, per un totale sostanzialmente reazionario del 49,17% e quindi per complessivi circa 13 milioni di voti. Se i fuoriusciti dei Cinque Stelle e di Forza Italia, che hanno rimpolpato in gran parte il tappetaio Salvini e la post missina Meloni, confermassero il loro voto alle possibili prossime elezioni politiche,
diciamo entro un anno, avremmo un probabile governo di centrodestra. Ovviamente sempre che centro-sinistra, progressisti “sparpagliati”, residuo grillino ed astenuti democratici, non trovino per tempo, attraverso accordi politici ed il voto, una soluzione alternativa.

Noi abbiamo già avuto la vergogna, ancora oggi incomprensibile ed esistente, di ministri leghisti che giuravano sulla Costituzione Italiana iscritti ad un partito che aveva come obiettivo politico e statutario la secessione – cosa ancora in corso salvo variazioni non comunicate della Lega Nord della quale è ancora segretario Salvini, Ministro degli Interni della Repubblica Italiana, in attesa che una question time del Pd, che non arriva, chiarisca questa squallida vicenda! – e ministri e presidenti della Camera post missini che affermavano la grandezza di Mussolini riservandogli il ruolo di più grande statista italiano del 900. Ma la trazione di quei governi, comunque vergognosi, era di un partito che si chiamava Forza Italia. Sembrava ovviamente una pagliacciata politica l’unità fra leghisti statutariamente secessionisti, prima missini e poi post missini statutariamente nazionalisti, e forzisti italiani comunque di propensione europeista con alcune figure provenienti storicamente da sinistra, ma
folgorate – non ho mai capito come, o forse sì – da Berlusconi. Oggi questa trazione sarebbe oltre l’80 % antieuropeista, alleata con il peggio delle destre europee e sostenuta da quel popul-qualunquismo che ha dentro di sé anche venature di rivendicazioni sociali che, lasciate alle destre, fanno sì che questo insieme possa essere
considerato paleo fascista. Per di più sostenuto da un presunto cristianesimo reazionario europeo coincidente con quello che in America è partner del razzismo bianco e della guerra ai diritti civili.

Ieri sera Salvini, da Vespa, ha ribaciato il crocifisso della nonna ed ha detto che per lui gli “ultimi” da tutelare in Italia sono gli ultimi italiani, al di là di quello che sostiene Bergoglio per il quale, giustamente, gli ultimi sono gli ultimi al di là delle singole nazionalità. Ed il contenuto di questa ulteriore pagliacciata era comunque un messaggio indirizzato alla pancia del popul-
qualunquismo. Il PD e l’universo progressista italiano devono riflettere sulle azioni da portare avanti durante questa estate, osservando le diatribe giallo verdi, e sperare che Salvini, poichè potrà fare ben poco di quello che promette da un anno, venga, in termini di sondaggi, abbandonato nel voto come sostanzialmente avvenuto per Di Maio in queste elezioni. Quanto accaduto negli ultimi tre anni, in funzione della volatilità del voto, rende possibile questa ipotesi che è una speranza seria da coltivare perché viatico necessario in caso di ineludibili elezioni anticipate. Nel
contempo il PD dovrà tentare di catturare, con un programma semplice e definito e con la costruzione di una coalizione intelligente, quell’astensione democratica e diversificata stanca di mancate concretezze. Pensare ad un Presidente della Repubblica eletto dalle destre, e quindi presumibilmente a loro vicino, sinceramente non solo mi infastidisce e mi impaurisce, ma sarebbe offensivo per tutti coloro che attraverso la Resistenza e la Carta Costituzionale hanno prodotto oltre 70 anni di democrazia, incompatibili con la cultura leghista ormai esclusivamente borgheziana e con chi ha militato nel Movimento Sociale Italiano e con i loro eredi conservatori del
simbolo della fiamma repubblichina. Quel simbolo e quella scritta, lo ricordo ancora, significava “Mussolini sei immortale”. E quindi è da voltastomaco. E l’Europa definitiva che uscirà dai risultati del 2019 – la conservazione, il sovranismo e quindi il neofascismo strisciante, checché ne dicano Salvini e Meloni, sono ancora una netta
minoranza – dovrà obbligare gli europeisti veri, popolari autentici, liberaldemocratici, socialisti e verdi, in Francia, Germania, Italia, Spagna, e chi ci vorrà essere, a ricercare governi nazionali simili e progressisti al fine di realizzare un’Unione Europea possibile, fiscale, salariale, sociale e quindi politica. Tenendo fuori, bisogna avere il coraggio di dirlo e di farlo, chi non vuole esserci ed ha idee sovraniste e vuole rinchiudersi nei propri confini. Altrimenti gli Stati Uniti d’Europa, che possono essere solo attrazione occidentale, resteranno un’illusione.

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