C’è un problema di privacy anche con YouTube e riguarda i bambini

Focus
Privacy e YouTube

Un gruppo di circa 20 studi legali e associazioni a difesa dei consumatori ha sporto reclamo alla Federal trade commission, l’antitrust Usa. Ma non si tratta di un nuovo caso Cambridge Analytica

Proprio nei giorni dello scandalo Facebook-Cambridge Analytica un gruppo di circa 20 studi legali e associazioni a difesa dei consumatori ha sporto reclamo alla Federal trade commission, l’antitrust Usa, nei confronti di YouTube. Secondo l’accusa Google raccoglierebbe in maniera illegale i dati dei bambini che guardano video sulla popolare piattaforma. Un comportamento che violerebbe il Children’s Online Privacy Protection Act (Coppa), una legge federale che disciplina la raccolta di informazioni su bambini sotto ai 13 anni di età.

Le regole sulla privacy secondo Google

L’accusa mossa dai consumatori Usa è grave, ma difficile da dimostrare. In questi anni Google ha investito parecchie risorse per rendere più chiare e trasparenti le norme sulla privacy. Per qualsiasi utente, infatti, è facile rintracciare le condizioni che ha sottoscritto al momento della creazione di un account e come i dati raccolti vengono utilizzati da Google.

Tutte le applicazioni del mondo Google sono assoggettate alla medesima normativa. Per utilizzare YouTube, oltre che alla maniera anonima, è infatti necessario un account Google.

Su come vengono utilizzati i dati raccolti, la società di San Francisco è piuttosto chiara. Ecco cosa c’è scritto nei termini di servizio:

“Utilizziamo le informazioni raccolte da tutti i nostri servizi per poterli fornire, gestire, proteggere e migliorare, per svilupparne di nuovi e per proteggere Google e i suoi utenti. Utilizziamo queste informazioni anche per offrire contenuti personalizzati, ad esempio per visualizzare risultati di ricerca e annunci più pertinenti.”

[…]

“I nostri sistemi automatizzati analizzano i contenuti dell’utente (incluse le email) al fine di mettere a sua disposizione funzioni di prodotto rilevanti a livello personale, come risultati di ricerca personalizzati, pubblicità su misura e rilevamento di spam e malware.”

Fonte: policies.google.com

Il problema della privacy con i bambini

Negli Stati Uniti, come in Italia, è impossibile creare un account per una persona che dichiara di avere meno di 13 anni. Per ovviare a questa restrizione si ha a disposizione due possibilità: si può semplicemente mentire oppure si può creare un account apposito. È una funzione chiamata Family Link (gestita tramite una specifica app), che permette a un genitore di creare un account per suo figlio e gestirne le limitazioni per tutti gli ambienti google, compresa la piattaforma di video più utilizzata dai più giovani.

Qui arriva il problema. Nella Informativa sulla privacy per gli account Google gestiti tramite Family Link si legge chiaramente che i dati forniti tramite quella iscrizione e i dati raccolti attraverso l’utilizzo dell’account verranno trattati da Google alla stessa maniera di una account adulto.

“La descrizione delle modalità di utilizzo generale dei dati da parte dei servizi Google fornita nelle norme sulla privaci di Google si applica anche all’account Google di tuo figlio. “

Fonte: families.google.com/familylink/privacy/child-policy/

Cosa dice Google

Un portavoce di Google ha già detto che la società intende mantenere fede alla priorità secondo cui si è sempre prodigata per proteggere i bambini e le loro famiglie. “Leggeremo il reclamo – ha spiegato il rappresentante di Big G – e valuteremo se ci sono azioni che possiamo intraprendere per migliorare”.

Nonostante in queste ore i titoli di alcune testate cerchino di paragonare il caso Cambridge Analytica con il reclamo mosso nei confronti di YouTube, la situazione è decisamente diversa. Nei suoi termini di servizio Google dichiara chiaramente quale sarà l’utilizzo che fa dei propri dati (compresa quella di migliorare le pubblicità sui propri servizi per renderla più adeguata al target). Può essere fastidiioso, ma è scritto nero su bianco. E, a differenza dello scandalo Facebook, non c’è stato alcun passaggio di dati da un’azienda ad un’altra senza che l’utente ne fosse al corrente.

Cosa dice il Coppa

Come detto il reclamo si basa su una legge federale che disciplina la raccolta di dati per i bambini al di sotto del tredicesimo anno di età.
Il problema è che proprio questa legge permette la raccolta di questi dati, a patto che questa pratica venga chiaramente comunicata al genitore.

Si legge sul sito della Federal Trade Commission:

“I siti web e i servizi online coperti dalla Coppa devono pubblicare le politiche sulla privacy, fornire ai genitori un avviso delle loro pratiche informative e ottenere un consenso verificabile da un genitore o tutore prima di raccogliere informazioni personali dai bambini.”

Fonte: www.ftc.gov/

Sulla base di queste informazioni dunque è difficile supportare la tesi espressa nel reclamo secondo cui “Google ha tratto profitto nel conservare dati dei bambini su YouTube” attraverso una “raccolta illegale” che “è andata avanti per anni e coinvolge decine di milioni di bambini”. Il problema è semmai normativo. E fin qui la legge americana ha concesso spazio a pratiche di questo genere che, per quanto discutibili, agiscono nei limiti imposti dal legislatore.

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