Inizia il processo a Cappato, accusato di aver aiutato Dj Fabo a morire

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Il 40enne era cieco e tetraplegico dal 2014: l’esponente radicale lo aveva aiutato a ottenere l’assistenza medica necessaria per il suicidio in una clinica svizzera

Era febbraio del 2017, quando Marco Cappato aiutò Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, a ottenere l’assistenza medica necessaria per il suicidio in una clinica svizzera. Il 40enne dal 2014 – anno in cui aveva avuto un incidente – era cieco e tetraplegico. Oggi inizia il processo per il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni che all’epoca si era autodenunciato, dichiarando di aver aiutato il giovane a morire. Per questo Cappato rischia da 5 a 12 anni di carcere in base al divieto del 1930 del Codice penale.

Un fatto che ripropone la questione della necessità dell’approvazione della legge sul fine vita. “I giudici in Italia sono costretti a sopperire all’immobilità del legislatore – spiega l’avvocato e segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo – intervenendo e confermando di volta in volta tutele costituzionali fondamentali in assenza di leggi specifiche sul tema del fine vita. L’incapacità della politica ufficiale a legiferare su questi argomenti, evidenzia sempre di più la crisi della nostra democrazia. Oggi il processo a Cappato rappresenta un altro momento fondamentale per tentare di affermare la prevalenza dei principi costituzionali sul codice penale risalente al periodo fascista”.

L’Associazione Luca Coscioni ha lanciato la campagna #conCappato: “Una chiamata civile – spiegano – ai cittadini italiani che vogliono essere liberi”. Una iniziativa che prevede una mobilitazione sui social per sostenere simbolicamente Cappato attraverso l’hashtag #conCappato e, più concretamente, con una donazione per finanziare l’azione legale attraverso il sito concappato.associazionelucacoscioni.it. In appoggio alla battaglia di Cappato anche i radicali: questa mattina un gruppo di militanti ha manifestato davanti al Tribunale di Milano dove si è tenuta l’udienza al tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

Durante la prima udienza all’esponente radicale, i pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini hanno ottenuto di proiettare in aula a Milano il video choc dell’intervista rilasciata dal Antoniani a Le Iene. La richiesta è stata avanzata per dimostrare le condizioni fisiche in cui si trovava il dj e la lunga agonia a cui sarebbe andato incontro nel morire senza supporto medico-farmacologico.

Il processo è “un’occasione pubblica – ha commentato Cappato – per verificare per le persone che soffrono e per i malati terminali quali sono i diritti di scelta sull’interruzione delle sofferenze”.

“Spero che le attenzioni su questo processo, anche grazie alla volonta’ di Dj Fabo – ha agggiunto l’esponente radicale – possano servire per parlare delle sofferenze dei malati terminali, qualunque sia l’esito”.

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