Processo Raggi, Di Maio: “Condanna? Il codice M5s parla chiaro”

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Domani è attesa la sentenza. Raggi è a processo con l’accusa di falso per la nomina di Renato Marra

Manca poco alla sentenza che deciderà il futuro politico di Virginia Raggi e le sorti del Campidoglio, che, in caso di condanna, domani potrebbe ritrovarsi senza sindaco. Oggi la discussione in aula, con le richieste della procura. Domani è attesa la sentenza. Raggi è a processo con l’accusa di falso per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, a capo della Direzione turismo.

“Raffaele Marra non aveva nessuna delega, formalmente era il vice capo di gabinetto ed era il consigliere privilegiato di Virginia Raggi”. Così l’ex capo di Gabinetto del Campidoglio Carla Romana Raineri, chiamata a testimoniare nel processo per falso alla sindaca di Roma. “Marra aveva un fortissimo ascendente sul sindaco – aggiunge Raineri parlando del breve periodo in cui, nell’agosto 2016, lavorò con il Comune – per lui erano stati coniati vari epiteti nell’ambiente, come Rasputin, Richelieu, eminenza grigia o sindaco ombra”.

“Il ruolo che mi era stato affidato il 4 agosto del 2016, quello di capo di Gabinetto, era in realtà un guscio vuoto perché quelle che avrebbero dovuto essere le mie funzioni erano state sapientemente esportate a Salvatore Romeo e Raffaele Marra, che avevano un ruolo di centralità assoluta” ha spiegato ancora Raineri.

“Io ho cercato disperatamente per giorni e giorni di intercettare l’attenzione del sindaco e sollecitare la sua attenzione sui tanti temi che erano sul tappeto. Mi sentivo sempre e solo rispondere: ‘Ne parli con il dottor Marra e ne parli con Romeo’, con un sovvertimento delle gerarchie perché io avrei dovuto consultarmi con il mio vice Marra (che all’epoca era vice capo di Gabenetto ndr) e Romeo, all’epoca capo della segreteria politica. A questo si aggiunga l’atteggiamento di questi due personaggi, che si comportavano in maniera arrogante e autoreferenziale forti della centralità che a loro dava il sindaco”

Non si mettono bene le cose per Marra: ieri la procura di Roma ha chiesto una condanna  a 4 anni e 6 mesi per l’ex capo del personale in Campidoglio, nell’ambito dell’inchiesta che lo vede imputato per corruzione con l’imprenditore Sergio Scarpellini.

Ma a rischiare – anche dal punto di vista politico – è la stesso primo cittadino:  se la Corte la giudicasse colpevole, codice etico pentastellato alla mano, dovrebbe dimettersi seduta stante. Ora più che mai visto che nessuna copertura politica viene offerta. Il vicepremier Di Maio ha messo le mani avanti: “Per quanto riguarda il sindaco di Roma, io non conosco l’esito del processo, ma il nostro codice di comportamento parla chiaro e lo conoscete”.

Carla Romana Raineri ricoprì il ruolo di capo di gabinetto per circa un mese subito dopo l’elezione della sindaca e si dimise in maniera polemica. “Diciamo che se manca la legalità, un magistrato se ne va. Raffaele Marra è il vero sindaco ombra, ecco perché ho preso armi e bagagli e ho salutato tutti” disse la Raineri dopo le dimissioni che precedettero il passo indietro anche dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna, il direttore generale Marco Rettighieri, l’amministratore unico di Atac Armando Brandolese e l’amministratore unico di Ama Alessandro Solidoro. Un vero e proprio terremoto a cui ne sono seguiti altri.

In aula la prima cittadina ha ribadito, nella scorsa udienza, che il suo ex braccio destro “ebbe un ruolo meramente compilativo, limitandosi a firmare l’atto” di nomina. Ma secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Raffaele Marra è stato, durante tutto il periodo dell’interpello per le 140 nomine dirigenziali (che comprendevano quella del fratello), il punto di riferimento per presidenti di municipi, assessori, uffici tecnici e per la stessa Raggi: a lui si rivolgeva chiunque avesse un dubbio sul mettere una persona in un determinato ruolo e per settimane, sui profili mail, telegram e whatsapp dell’ex finanziere arrivarono richieste su nuovi incarichi e riconferme, cui fecero seguito calorosi ringraziamenti per gli incarichi accordati. La sindaca a lui si rivolse per sciogliere ogni nodo delle 140 nomine da decidere, e quando la scelta di Renato Marra fece scoppiare la polemica, proprio al fratello Raffaele chiese conto di quanto successo.

In aula sono presenti cinque consiglieri comunali M5S: Daniele Diaco, Angelo Sturni, Pietro Calabrese, Giuliano Pacetti e Donatella Iorio. A seguire è prevista la requisitoria del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Francesco Dall’Olio con richieste di condanna e infine l’intervento della difesa.

 

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