Crolla la produzione industriale: -5,5% in un anno

Focus

“L’indicatore anticipatore ha registrato una marcata flessione prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica”

Nuovo check up per il Paese da parte dell’Istat: arrivano i dati sulla produzione industriale, che nei mesi scorsi avevano pesantemente segnato il passo e quelli generali sull’andamento dell’economia a gennaio scorso. Che cosa ci dicono? Niente di buono. A gennaio l’indicatore anticipatore dell’economia italiana, ‘spia’ di quel che accadrà, ha “registrato infatti una marcata flessione, prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica, dice sempre l’Istat.

La produzione crolla: a dicembre è -5,5%, il dato peggiore dal 2012

“A dicembre diminuisce nuovamente la produzione industriale italiana, con una variazione ampiamente negativa sia su base congiunturale sia in termini annui. La flessione è diffusa a livello settoriale”, spiega l’Istat. Tutti i principali comparti di attività economica registrano, infatti, variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle dell’industria del legno, della carta e stampa (-13,0%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-11,1%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-7,9%). Ecco che, fa notare l’Istituto di statistica, “dopo il punto di massimo di dicembre 2017, in tutti i trimestri del 2018 la produzione ha registrato, al netto della stagionalità, flessioni congiunturali, con un calo più marcato nell’ultimo trimestre”, che segna un ribasso dell’1,1% (il più accentuato dal terzo trimestre del 2014). “Ciononostante, nel complesso dell’anno i livelli produttivi risultano in moderata crescita”, ma, si rileva, “grazie all’effetto di trascinamento dovuto al positivo andamento dell’anno precedente”. Sul 2018 l’Istat riscontra una “dinamica positiva per i beni strumentali e per quelli di consumo, mentre sono in flessione i beni intermedi e l’energia”.

E per il futuro?

A gennaio il clima di fiducia dei consumatori, dopo due flessioni consecutive, è migliorato mentre è proseguito il deterioramento dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese. Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono risultate in miglioramento e il clima personale e quello corrente hanno registrato gli aumenti più accentuati. Continuano, tuttavia, a peggiorare le attese sulla situazione economica del Paese. La flessione dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese è risultata diffusa tra i settori economici con un miglioramento solo per le imprese delle costruzioni. Nel settore manifatturiero, l’andamento dell’indice è stato condizionato dal peggioramento dei giudizi sul livello degli ordini e della domanda unitamente a un aumento del saldo relativo alle scorte di magazzino.

Le reazioni

“Questo governo e i suoi ministri incompetenti e improvvisati hanno riportato l’Italia in una crisi come non si vedeva dal 2012. Il crollo del 5,5% per la produzione industriale a dicembre è indice di un clima di sfiducia generalizzato, che conferma la strada della recessione. È imbarazzante che ieri il ministro Tria abbia negato la necessità di una manovra correttiva: c’è da invertire la rotta subito, tornare agli investimenti, sbloccare le infrastrutture, perché la priorità dell’Italia è creare lavoro. Invece Lega e M5s ci stanno portando in una spirale fatta di assistenzialismo e debito pubblico”. Così la vice capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Gribaudo, commentando i dati.”I problemi drammatici del Paese ce li consegnano i dati reali: produzione industriale -0,8 per cento su mese e meno 5,5 su anno. Quarta contrazione consecutiva: sembra pero’ che l’impegno del governo sia solo quello di parlare d’altro, di girarsi dall’altra parte, di cercar di distrarre. Un gioco squallido e grave, ma prima o poi dovranno fare i conti con la realtà. E temo, sarà un brutto giorno per loro”, lo dichiara la capogruppo dem in commissione Finanze alla Camera Silvia Fregolent. 

Il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrrara, comemnta: “I dati sull’industria, i peggiori dal 2012, ci dicono che il Paese si sta avvitando a una pericolosa spirale di recessione. Per noi, purtroppo, è un’amara conferma di una situazione che stiamo fotografando da tempo e che, sorprendentemente, non ha spinto il governo a mettere in campo le misure necessarie a rilanciare la nostra economia”. “Dopo le notizie relative alla contrazione del Pil e dopo i dati pubblicati ieri dall’Istat sullo stallo delle vendite, oggi giunge il dato relativo al crollo della produzione industriale: è l’ennesimo segnale di allarme circa la situazione drammatica che il sistema economico sta attraversando, senza che vi sia una vera e responsabile presa di coscienza da parte del governo”. Lo sottolinea Federconsumatori in una nota.”Se la produzione diminuisce in tale misura – continua la nota – le conseguenze sull’andamento occupazionale si prospettano estremamente gravi. Tutto ciò non farà altro che incidere negativamente su una domanda interna già ferma, aggravando le condizioni delle famiglie e dell’intera economia”.

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